"Sono 4-5 giorni che non dormo". Simone Vagnozzi risponde al telefono da Cincinnati, da dove si è goduto il più importante successo del suo alievo, Jannik Sinner.
Nel pomeriggio di domenica, il tennista altoatesino ha battuto nettamente l'australiano Alex de Minaur col punteggio di 6-4 6-1 e ha conquistato a Toronto il primo titolo Master 1000 della sua giovane carriera.
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Per il 22enne di Sesto Pusteria si tratta dell'ottavo titolo ATP, di gran lunga il più importante della sua vita e uno dei più prestigiosi mai conquistati da un tennista azzurro.
Negli ultimi 50 anni, solo Fabio Fognini - a Montecarlo nel 2019 - era riuscito a mettere in bacheca un torneo della stessa categoria.
I giocatori migliori sono quelli che traggono insegnamenti dai propri errori. Jannik lo ha fattoSimone Vagnozzi
"Quest'anno ha avuto una grande continuità di rendimento. Sapevamo che arrivava a Toronto in buone condizioni, dopodiché in Canada si è costruito un'opportunità ed è stato bravo a sfruttarla", spiega Vagnozzi.
"Sul piano tecnico ha apportato piccoli cambiamenti al dritto e al rovescio, ha lavorato sulla palla corta, sullo slice e sul timing delle discese a rete. Importanti sono state anche le modifiche al servizio e il cambiamento fisico, ma Jannik deve continuare a lavorare, perché non è ancora un prodotto finito".
"Da Parigi in poi - aggiunge Simone Vagnozzi ai microfoni di SBS Italian - abbiamo deciso di pensare partita per partita, ma adesso l'obiettivo è quello di arrivare alle Finals di Torino con il ranking migliore possibile. Il progetto è a lungo termine".
Del successo di Sinner, che grazie ai punti conquistati in Canada è salito al sesto posto del ranking, abbiamo parlato con uno dei suoi due coach, Simone Vagnozzi.

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