IN SINTESI
- Venerdì 27 gennaio un ventunenne ha sparato di fronte ad una sinagoga del quartiere di Neve Yaakov alle porte di Gerusalemme est, mentre i fedeli uscivano dopo le preghiere dello Shabbat.
- Sette le vittime registrate tra i fedeli ebraici ed anche l'attentatore è stato ucciso dalla polizia.
- Il giorno successivo 28 gennaio un tredicenne ha ferito gravemente due persone a Silwan.
Le autorità israeliane hanno già promesso di reagire con forza a quello che è stato definito come il peggior attacco a Gerusalemme da diversi anni a questa parte, con le case dei due attentori ora sigillate e destinate alla demolizione.
Aumenterà a Gerusalemme la presenza di un'unità antiterrorismo, secondo le autorità in forma permanente, e sono già stati compiute decine di arresti.
Gli attentati si sono verificati dopo una settimana di attacchi in Cisgiordania, con un raid militare israeliano a Jenin che aveva provocato la morte di nove palestinesi.
Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto da Gerusalemme, racconta ai microfoni di SBS Italian di un conflitto dimenticato a livello internazionale, che solo ora torna ad attrarre l'attenzione, ma che non si è mai fermato.
Secondo le Nazioni Unite, il 2022 è l'anno che ha registrato il maggior numero di vittime del conflitto in Cisgiordania dal 2005, anno in cui terminò la Seconda Intifada.
Una situazione esplosiva quella in cui si appresta ad entrare anche il segretario di stato statunitense Antony Blinken, in arrivo in visita in Israele nella giornata di lunedì 30 gennaio.
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