Non potevano andare peggio i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada, che si sono conclusi con l'applicazione reciproca di dazi su un numero limitato di prodotti con un'esorbitante aliquota del 50 per cento.
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“Quando si viene attaccati, si è in guerra... noi siamo stati attaccati”: le parole del primo ministro canadese Mark Carney sono chiare, nel denunciare una situazione che, a suo dire, il Canada non vorrebbe attraversare.
"Nel giro di una settimana, due colpi di scena", racconta ai microfoni di SBS Italian il giornalista ed ex direttore dell'ANSA Giampiero Gramaglia. "Prima Trump che blocca l'entrata in vigore dei dazi al 10 per cento, perché dice che l'accordo col Canada è imminente e poi invece l'accordo salta, e gli Stati Uniti impongono i dazi del 50%".
La maxitassa colpirà una quota relativamente limitata delle esportazioni canadesi verso gli Stati Uniti, circa il 5 per cento, per un valore di circa 20 miliardi di dollari americani.
È un'ulteriore dimostrazione, se non l'ennesima, di come la politica della minaccia e della voce grossa, del pugno battuto sul tavolo da Trump non impressioni più gli interlocutori.Giampiero Gramaglia, giornalista
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