Il memorandum d'intesa tra Stati Uniti ed Iran appare ormai messo da parte, con il rischio ora di una guerra totale che include altri Paesi della regione, Israele incluso, a meno che non si raggiunga una nuova tregua.
Le forze statunitensi hanno lanciato attacchi contro l'Iran per il decimo giorno consecutivo per indebolire ulteriormente le capacità militari di Teheran nell’ostacolare il traffico delle navi mercantili nello Stretto di Hormuz.
Il Comando centrale statunitense ha dichiarato di aver colpito centri di comando militari iraniani, infrastrutture marittime, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea, questo mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato la responsabilità dell'affondamento di un'altra petroliera nello Stretto di Hormuz, al largo delle coste dell'Oman.
L'escalation nell’intera regione prosegue, con i ribelli Houthi dello Yemen che hanno annunciato l'intenzione di imporre un blocco navale all'Arabia Saudita, in quella che potrebbe diventare un’ulteriore restrizione per le forniture energetiche e il commercio globali.
Il giornalista Michele Giorgio, corrispondente per il Manifesto sul Medio oriente, sottolinea come le recenti vittime tra i militari statunitensi potrebbero smuovere ulteriormente l'opinione pubblica negli Stati Uniti, già molto critica verso la guerra avviata dall'amministrazione Trump.
Una guerra a pieno ritmo, totale, ha dei costi incredibilmente alti per gli Stati Uniti che già hanno investito molto in questa guerra in termini economici, miliardi e miliardi di dollari, senza che siano stati raggiunti dei risultati.Michele Giorgio, giornalista
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