Dopo settimane di proteste, il ministro dell’istruzione indiano Dharmendra Pradhan ha rassegnato le dimissioni: migliaia di giovani indiani nelle piazze, e milioni online, si sono rivoltati verso l'establishment che li considera "scarafaggi".
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Quelle che si sono da poco concluse in India sono state tra le manifestazioni più imponenti a contrastare il governo del primo ministro Narendra Modi, alla guida del Paese da oltre dodici anni.
A dare questo scossone sono stati gli “scarafaggi”: per capire chi sono dobbiamo fare un passo indietro allo scorso maggio, quando il giudice Surya Kant, capo della Corte Suprema e la figura di maggior importanza nel sistema giudiziario indiano, definì i giovani indiani senza lavoro come “scarafaggi e parassiti”.
Sdegnato, il trentenne Abhijeet Dipke, da poco laureatosi negli Stati Uniti, scrisse in un post online, tra lo sfogo e la provocazione: “e se tutti gli scarafaggi si riunissero?”.
Dipke, due mesi dopo, si è trovato alla guida di un movimento di protesta, il Cockroach Janta Party, con oltre 26 milioni di followers su Instagram, in continuo aumento, ed una vittoria politica contro l’establishment indiano.
Il giornalista Carlo Pizzati, esperto del subcontinente indiano, analizza ai nostri microfoni quella che definisce "una vittoria epocale, emozionante, perché questo governo ha avuto pochissima opposizione di successo".
Il governo, in questi dodici anni di Modi, è riuscito ad evitare, quando ha fatto qualche errore, di dover prendere delle responsabilità. La piazza, i ragazzi lo hanno costretto a farlo.Carlo Pizzati, giornalista
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