A fine gennaio, uno scavo iniziato due anni fa nel Parco Archeologico di Pompei ha riportato alla luce parte di una "domus" dalla ricchezza straordinaria: un edificio dotato di panificio, lavanderia, saloni per banchetti opulenti e bagni termali privati.
Si trattava probabilmente dell'abitazione appartenuta ad un ricco commerciante di una delle botteghe lungo Via Nola, il corso dell'antica città.
La vitalità di Pompei, le continue scoperte, i tesori che ha offerto e quelli che sono ancora sotto la superficie sono una delle tematiche al centro della mostra "Pompeii" in corso al National Museum of Australia di Canberra, come spiega la dottoressa Lily Withycombe, la principale curatrice della mostra.
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"Abbiamo riflettuto su tutte le mostre che sono state organizzate nel corso degli anni, in tutto il mondo, dedicate a Pompei. Ci siamo chiesti quali fossero gli oggetti davvero iconici e rappresentativi, quelli che le persone desiderano vedere in un’esposizione. Da qui è nata la nostra logica curatoriale", spiega l'archeologa.

L’archeologia e gli scavi rappresentano un tema centrale di questa esposizione, e volevamo cogliere l’opportunità di esporre oggetti scoperti proprio durante le ultime campagne di scavoLily Withycombe
"Le opere sono un centinaio e la mostra si compone di tre parti, di cui la prima con gli oggetti ha come tema la vita quotidiana e quindi la casa, i giardini, la religione, il commercio e anche l'aspetto femminile", spiega Teresa Rocco che lavora nell'Ufficio Mostre del Parco Archeologico di Pompei.
All'inizio della mostra, i visitatori potranno osservare anche i resti di un pezzo di pane che era appena stato sfornato quando il vulcano colpì Pompei. Gli oggetti includono anche sculture, affreschi, fontane e calchi di vittime dell'eruzione.
Nel corso degli scavi di Pompei sono stati rinvenuti i resti di oltre mille vittime dell’eruzione del 79 d.C., e con una tecnica particolare sono stati ricavati dei calchi.
"Il flusso piroclastico che ha invaso la città e la distrugge e la copre, nel corso del tempo si solidifica, mentre tutto quello che è materia organica va a decomporsi nei secoli e crea dei vuoti", spiega la responsabile dell'Ufficio Mostre del Parco Archeologico di Pompei Silvia Bertesago.
"Nella seconda metà del 1800, si pensò di riempire questi vuoti con del gesso liquido", continua.
I calchi riproducono, in maniera fedelissima, i corpi delle vittime dell'eruzione, corpi umani e animali ma anche arredi in legno e radici di alberiSilvia Bertesago
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