Le spese per la difesa sono un costo o un investimento?

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Il primo ministro Anthony Albanese ed il vice primo ministro Richard Marles durante una cerimonia alla St Andrew’s Presbyterian Church a Canberra, il 6 febbraio 2024. Source: AAP / MICK TSIKAS/AAPIMAGE

Secondo il professor Massimiliano Tani, la difesa è principalmente una spesa, non un investimento, e comporta una serie di scelte che, inevitabilmente, "dirottano risorse" verso il settore militare, a scapito di altri capitoli della spesa pubblica.


Il ministro della Difesa Richard Marles ha annunciato la creazione della "più grande flotta navale per il Paese dai tempi della Seconda Guerra Mondiale".

Il numero delle navi da guerra è destinato a più che raddoppiare, passando da 11 a 26, assicurando lavoro per anni a venire ai cantieri di Adelaide e Perth.

Il ministro dell'industria della difesa Pat Conroy ha dichiarato che così verranno supportati 3700 lavori specializzati e ben pagati, oltre a migliaia di altri impieghi nelle industrie collegate.

Il governo destinerà circa 11 miliardi in più nei prossimi 10 anni, con una spesa totale prevista - sempre per i prossimi 10 anni - di oltre 54 miliardi.

Nel nostro appuntamento settimanale dedicato all'economia abbiamo chiesto a Massimiliano Tani, professore di Finanza della University of NSW di Canberra, se la difesa costituisca un costo enorme per lo Stato o se sia piuttosto fonte di grandi profitti e di occupazione.

Ascolta la sua risposta in questo podcast, in cui parliamo anche dei prezzi delle case, che pare siano destinati a salire nei prossimi mesi, e degli investimenti in drastica diminuzione dall'estero verso la Cina,

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