Nelle ore scorse un incontro richiesto d'urgenza da Italia e Danimarca, con il sostegno di altri venti Paesi dell'Unione e critico verso la Spagna di Sanchez, si è concluso con toni conciliatori, ma evidenziando allo stesso tempo differenze profonde nella gestione delle migrazioni.
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Nelle ore scorse l’Europa intera si è ritrovata per discutere quanto accaduto la settimana scorsa a Ceuta, piccolo lembo di terra geograficamente in Marocco ma politicamente appartenente alla Spagna, dove in poche ore hanno fatto irruzione decine di migliaia di migranti clandestini.
Dopo aver gestito l’emergenza, la Spagna si è trovata nell’occhio del ciclone, a causa di alcune prese di posizione, definite “egoiste” da Madrid, su tutte quella italiana: la premier Giorgia Meloni, con il sostegno del suo governo, ha deciso la reintroduzione dei controlli di frontiera per navi e voli provenienti dalla Spagna, sospendendo il regime di libera circolazione di Schengen.
L’Italia ha anche, assieme alla Danimarca, deciso di inviare una lettera, poi sottoscritta da un totale di 22 Paesi dell’Unione, ai vertici dell’Unione stessa per la convocazione di un incontro urgente in videoconferenza, esprimendo preoccupazione per l’accaduto e facendo appello all’unità europea.
"Tutto si è un po' appianato", secondo il giornalista Giampiero Martinotti, perché quasi tutti i migranti hanno lasciato Ceuta, ma "al di là del linguaggio diplomatico, si è capito da certe dichiarazioni che c'è una certa irritazione degli spagnoli contro altri europei".
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Tra i Paesi che non avevano firmato la richiesta dell'incontro indirizzata all'Unione Europea c'era anche la Francia, che ha accusato l’iniziativa italiana di strumentalizzare gli eventi e di dimostrare assenza di solidarietà.
La classe politica europea, secondo me, ha una deficienza di comprensione e di capacità di elaborare delle risposte al problema migratorio che oramai dura da parecchio tempo.Giampiero Martinotti, giornalista
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