Mazi, che in greco significa "insieme", è il nome del centro educativo creato all'interno del campo profughi dove lavora Giulia Cicoli, direttrice advocacy di Still I Rise.
"La condizione di questi rifugiati era molto precaria già prima della pandemia", racconta Cicoli ai microfoni di SBS Italian "in un campo creato per poter contenere 600 persone, dove ce ne sono 7000 e manca l'acqua potabile, l'arrivo del Covid-19 è stato un disastro".
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"Quando sono scoppiati i primi casi abbiamo subito suggerito che queste persone fossero spostate, ma il governo greco lo ha impedito, imponendo a questi campi profughi un periodo di lockdown e di coprifuoco molto più lungo rispetto a quello imposto al resto della popolazione greca e ai turisti", ha continuato la direttrice.
"Le persone che sono risultate positive al COVID sono state chiuse in uffici senza la possibilità di lavarsi anche per due settimane, e nutrite con cibo scaduto e ridotto a condizioni disumane", denuncia Cicoli.
Ascolta l'intervista integrale a Giulia Cicoli:
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