"La decisione di invadere l'Iraq? Fu presa nell'interesse dell'Australia"

Iraq Saddam's Fall

Il momento nel quale la folla abbatté la statua di Saddam Hussein a Firdaus square nel cuore di Baghdad. Era il 9 aprile del 2003 e questa rimase come una delle immagini simbolo dell'intervento militare occidentale che mise fine al regime del rais nel Paese mediorientale Source: AP / JEROME DELAY/AP

Dopo 20 anni sono stati resi noti i documenti relativi alle ragioni che spinsero il governo Howard ad unirsi agli USA nel conflitto contro Saddam. Ma l'allora ministro della Difesa Robert Hill ribadisce: "Le motivazioni della guerra furono valide".


Il 20 marzo del 2003, ad un anno e mezzo di distanza dall'attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001, la coalizione militare a guida americana invase l'Iraq.

L'obiettivo dichiarato era quello di liberarsi di Saddam Hussein, considerato dai governi occidentali un sostenitore del terrorismo di matrice islamica e in possesso di armi chimiche.

Clicca il tasto 'play' in alto per ascoltare il servizio sui cabinet papers relativi al coinvolgimento australiano nella guerra contro l'Iraq

Australia Iraq
L'ex Primo Ministro australiano John Howard Source: AP / Rick Rycroft/AP

Iniziò così la seconda guerra del golfo, che si sarebbe conclusa 8 anni dopo con la fine di Saddam ma senza che venisse effettivamente provato il coinvolgimento di Baghdad nell'attacco alle Torri Gemelle né che il regime del rais fosse in possesso di armi di distruzioni di massa.

Alla cosiddetta Coalizione dei Valorosi prese parte anche l'Australia, allora guidata dal primo ministro John Howard, il quale assecondò la posizione e appoggiò la decisione statunitense, ufficializzando il sostegno australiano nel maggio di quell'anno.

Mi congratulo per la leadership dimostrata in un momento di grave difficoltà
Un estratto del discorso pronunciato da John Howard all'indirizzo di George W. Bush

Rivolgendosi al presidente statunitense George W. Bush, il primo ministro australiano si congratulò per la leadership dimostrata in un periodo difficile e si disse orgoglioso e determinato nel perseguire gli obiettivi della coalizione militare.

A più di vent'anni di distanza, la pubblicazione dei Cabinet Papers, i documenti governativi, ha portato alla luce il processo che portò l'Australia ad unirsi alla guerra contro quello che allora venne definito il Terrore, a partire dalla fiducia dell'esecutivo Howard nei confronti degli Stati Uniti, convinti che Saddam possedesse davvero delle armi di distruzione di massa.

La versione integrale della storia non è però mai stata raccontata. Secondo Simon Froude, direttore generale degli Archivi nazionali australiani, la maggior parte delle discussioni sulla guerra in Iraq si svolse tra un gruppo ristretto di ministri di alto livello, riuniti nell'ambito dell'NSC, il Comitato per la Sicurezza Nazionale.

In altre parole, i documenti relativi alle riunioni del Consiglio dei Ministri non rivelano in toto il contenuto del dibattito tra i membri del governo Howard, i cui dettagli si conoscerebbero solo se venissero resi noti anche i documenti - attualmente inaccessibili - relativi alle riunioni del comitato.

All'epoca, gli australiani (come la maggior parte dei cittadini delle democrazie occidentali coinvolte nel conflitto) erano palesemente contrari all'intervento. Le persone che prendevano parte alle manifestazioni contro la guerra si scagliarono contro il Primo Ministro, ma anche a livello parlamentare le discussioni furono accese.

"Fummo davvero sopresi del fatto che le armi non vennero trovate - ha raccontato ad anni di distanza l'allora Ministro della Difesa, Robert Hill - ma la decisione di invadere l'Iraq fu comunque presa per proteggere l'interesse dell'Australia".

(FILE) IRAQ PHOTO SET INVASION 20TH ANNIVERSARY
Militari britannici nei pressi di Bassora durante la seconda guerra del Golfo Source: EPA / HAIDER AL-ASSADEE/EPA

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