"Guardando una cartina dell'Italia ci si rende conto che - a parte il Cagliari nel '69-'70 - solo Napoli è riuscita a portare lo scudetto del calcio al meridione. Questo dà la portata dell'impresa compiuta dalla squadra di Spalletti".
Dopo un'attesa durata 33 anni, gli Azzurri hanno coronato il sogno di conquistare un tricolore, il terzo della loro storia, celebrato dal giornalista Maurizio Sansone con un libro, edito in Italia da 4punte, che ripercorre la strepitosa calvacata di Osimhen, Kvaratskhelia e compagni.
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"Anno XXXIII dopo Diego - La grande attesa, ha una genesi particolare", spiega Sansone. "Negli ultimi 10 anni, solo la Juventus aveva conquistato più punti del Napoli, per cui lo scudetto era nell'aria. Si sapeva che prima o poi sarebbe arrivato".
"Ogni anno cominciavo a scrivere la cronistoria della stagione, pensando e sperando che si concludesse con il trionfo. Ma ogni anno mi ritrovavo a cestinare le bozze, perché volevo raccontare una festa".
Lo scudetto vinto da una squadra del sud è qualcosa di epicoMaurizio Sansone
Paradossalmente, proprio quando Sansone aveva deciso di abbandonare l'impresa, il Napoli l'ha compiuta.
La Serie A 22-23, però, non era cominciata sotto i migliori auspici: le cessioni di Insigne, Mertens, Koulibaly, Ospina e Fabian Ruiz avevano fatto anzi pensare ad un ridimensionamento delle ambizioni partenopee.
"Erano operazioni che avevano portato il club a dimezzare il monte-ingaggi e avevano portato la tifoseria a contestare pesantemente sia il presidente De Laurentiis sia lo stesso tecnico, Luciano Spalletti", ricorda Sansone.

Il Napoli sembrava dover riaprire un ciclo. Invece le intuizioni di chi ha portato sotto il Vesuvio Kvaratshkelia e Kim e di chi ha rilanciato Lobotka, Meret e Rrahmani, hanno cambiato la storia del campionato.
"A differenza delle stagioni precedenti, quest'anno ho cominciato a scrivere il libro solo a dicembre, quando il Napoli era a +8 sulla seconda", rivela Sansone.
Ho capito che era fatta a gennaio, quando Osimhen segna il quarto gol contro la JuveMaurizio Sansone
"Per ricostruire il pessimismo iniziale e le emozioni dei primi mesi del campionato, mi sono rifatto alle chat con gli amici, nelle quali commentavamo le notizie sul Napoli", aggiunge.
Il campionato poi ha raccontato una storia imprevedibile, il dominio di una squadra con qualche carneade e alla quale in pochi credevano.

"I meriti vanno anzitutto alla società: quando nel 2004 acquistò il club per pochi spiccioli, il presidente de Laurentiis non sapeva nulla di calcio, ed invece è riuscito a far crescere la squadra anno dopo anni e a portare stabilmente il Napoli al vertice".
"Poi c’è sicuramente la mano dei giocatori e dell'allenatore, ma in generale questa è stata una grande prova corale, a differenza dei tempi di Maradona".
A Napoli Maradona è venerato come San Gennaro, come un santo un paganoMaurizio Sansone
Nei suoi sette anni sotto il Vesuvio, il Pibe de Oro guidò il Napoli a due vittorie nel campionato. Da allora sono passati 33 anni.
"Lo scudetto tra l'altro cade ad un anno e mezzo dalla morte di Maradona e in uno stadio intitolato a lui", aggiunge Sansone. Come a dire che c'è lo zampino di D10S nel trionfo della squadra capitanata oggi da Giovanni Di Lorenzo.

"Maradona è venerato come San Gennaro, come un santo un pagano. Il murales che lo raffigura in una zona un tempo degradata e che è stato ristrutturato nel 2016 si trova in cima ad una scalinata che parte da via Toledo/via Roma".
"Il percorso per arrivarci sembra davvero un pellegrinaggio ed è diventato un punto di riferimento per tifosi, turisti e curiosi. Ormai quella zona è stata ribattezzata piazzetta Maradona", spiega Sansone.
Il finale di stagione, con uno scudetto conquistato con ampio anticipo e un'eliminazione nei quarti di Champions nonostante i favori del pronostico, sanno di finale anticlimatico di un'annata epica.
"Il tifo napoletano non si è scoraggiato. I risultati non positivi non hanno intaccato l’umore di una città che aveva già cominciato a festeggiare".
Maurizio Sansone si è recato spesso nel capoluogo campano per respirare l'atmosfera che si viveva in città, per poterla vivere e raccontare meglio. "Napoli è l'unica grande città europea solo con una squadra, e questo contribuisce a far identificare la città con la squadra", spiega.

"La differenza tra questo scudetto e i due di Maradona, è che la Napoli di Maradona era decadente, degradata, vittima di una micro e una macro-criminalità".
"Quella squadra fece da apripista, diede alla gente orgoglio e convinzione di potersi riscattare e la consapevolezza di quel che poteva fare".
Oggi la grande della città e quella della squadra di calcio viaggiano paralleleMaurizio Sansone
"Oggi, viceversa, il club si è ritrovato a dover inseguire una città che è stata rivalutata, che è diventata un traino dell'economia nazionale".
"In occasione dei primi scudetti, il Napoli lanciò la nuova èra della città, mentre adesso il Napoli ha raggiunto Napoli e le due realtà vanno di pari passo".

Nel futuro ci sono alcune certezze acquisite, ma anche qualche incognita, dalla partenza di Kim all'addio di Luciano Spalletti.
"Ripetersi è sempre difficile, ma questa squadra parte con un vantaggio di 15 punti rispetto alla seconda. Quindi credo che il Napoli sia ancora la più forte e che sia favorito per il prossimo scudetto", conclude Maurizio Sansone.

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