Alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva, il governo italiano è atteso da una serie di questioni in sospeso — tra le quali l'economia, con la prossima legge finanziaria — e da una serie di scadenze, come quella del 15 ottobre, entro cui l'esecutivo dovrà inviare a Bruxelles il "documento programmatico di bilancio".
Ma nell'agenda di Palazzo Chigi sono finiti in primo piano i provvedimenti dettati da alcuni incresciosi fatti di cronaca, come lo stupro di gruppo avvenuto dieci giorni fa a Palermo e quello più recente di Caivano, il paesino del napoletano che è stato teatro di violenze sessuali con dei giovani sia tra le vittime che tra i carnefici.
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Assieme al giornalista Carlo Fusi abbiamo analizzato la visita di Giorgia Meloni a Caivano.
La Premier ha accolto l'invito di don Maurizio Patriciello, da sempre impegnato a combattere il degrado creato dallo strapotere delle mafie in quelle zone.
Meloni ha ammesso che a Caivano "lo Stato ha fallito", ma ha anche promesso che "sarà fatta una bonifica radicale".
Don Patriciello, che è sotto scorta, si è detto ferito e addolorato per i fatti di cronaca, ma non scandalizzato. "Abbiamo abdicato all'educazione dei nostri ragazzi e consentito a Parco Verde di diventare la più grande piazza di spaccio d'Europa", ha dichiarato.
Il parroco ha chiesto allo Stato non dei fondi, ma una presenza costante sotto forma di forze di polizia che invece mancano a Caivano. "Non soldi, ma sessanta carabinieri", è stata la richiesta di don Maurizio.
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