Uno dei passi decisivi per un business, specie per un locale, è la scelta di un nome, che sia originale, memorabile, possibilmente inedito. Cosa succede però quando il nome risulta offensivo per parte della comunità?
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La settimana scorsa un italiano residente da alcuni anni in Australia ha annunciato l'imminente apertura del proprio locale a Brunswick, quartiere di Melbourne, su uno dei gruppi Facebook per Italiani a Melbourne. Il post, che è stato poi cancellato, ha immediatamente ricevuto innumerevoli commenti e reazioni a causa del nome scelto per l'esercizio commerciale, un'espressione blasfema che per ovvie ragioni non potremo riportare.
Brunswick è un quartiere nella zona nord di Melbourne, che, secondo l'ultimo censimento, ha poco meno di 1.000 abitanti che dichiarano di parlare l'italiano a casa (terza lingua dopo inglese e greco). Il 10,4% degli abitanti dichiara di avere origini italiane (2585 persone), e anche se si tratta di un quartiere in cui molte persone (il 61%) si dichiarano atee, quasi 3500 dichiarano di essere cattoliche.
Tantissime le reazioni contrariate, come quella di Sara, residente a Melbourne: "Pensavo fosse uno scherzo di cattivo gusto all'inizio, addirittura pensavo fosse una cosa generata dall'intelligenza artificiale. Poi mi sono resa conto che no, invece era proprio la pubblicizzazione di questo esercizio pubblico e con questo nome atroce", ha dichiarato al microfono di SBS Italian.
Non è una semplice parolaccia, un intercalareGiusy
Tra i commenti online, anche nelle recensioni presenti su Google, dove l'esercizio compare con un nome parziale rispetto a quello dell'insegna originale, c'è anche chi dichiara che si tratta di un'espressione sdoganata in alcune parti dell'Italia, come in Veneto, la regione da cui viene il proprietario del locale. Insomma una goliardata per cui non bisognerebbe offendersi, secondo questi commenti. Ma cosa ha spinto il proprietario a fare questa scelta?
"Mi sono trovato a cercare dei nomi e cercare di capire quali nomi fossero disponibili e tutti quelli che ci piacevano in realtà erano presi. E poi, insomma, ho bestemmiato in quel momento lì e ci siamo fermati a dire: 'Oh, vendiamo maiale, magari possiamo utilizzarla'".
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Il nome inizialmente dato al locale ha innescato una forte reazione nella comunità italoaustraliana, e non solo di Melbourne. La notizia, diffusasi sui canali social, ha raggiunto Giusy a Perth, che ne ha fatto anche una questione di reputazione per tutta la comunità.
"Non è una semplice parolaccia, un intercalare", ha dichiarato. "Non pensavo che la cosa potesse darmi fastidio finché non mi è capitata, ma quando senti che: 'Ah, italiana, mafia e spaghetti'... Diciamo che non vorrei aggiungere alla lista la blasfemia".
Ma quali sono le regole vigenti in Australia per la scelta dei nomi di un esercizio commerciale? L'ente federale preposto alla registrazione dei nomi si chiama ASIC (Australian Securities & Investments Commission), e sul sito si legge che una delle regole è che il nome non può risultare offensivo per tutta o parte della comunità. Come si è potuto quindi registrare il nome, che - lo ricordiamo - è una bestemmia in italiano?
Abbiamo interpellato l'ente che registra i nomi dei business in Australia, e questa è la risposta che ci è stata inviata via email:
Esistono delle regole relative alla denominazione che una società o un ente giuridico può assumere. L’uso di alcune parole, espressioni e caratteri non è consentito. In alcuni casi, è possibile presentare una richiesta per utilizzare una denominazione che normalmente non sarebbe consentita.
Non è possibile utilizzare una denominazione sociale che, a giudizio dell’ASIC, possa risultare offensiva per il pubblico in generale o per una sua specifica fascia.
L’ASIC non rilascia dichiarazioni in merito alla ricezione di segnalazioni di comportamenti scorretti o di rinvii riguardanti entità specifiche, né commenta se stia valutando o possa intraprendere azioni in relazione a una questione particolare.
Successivamente l'ente ha anche chiarito che un'espressione indesiderabile in una lingua straniera può passare inosservata di primo acchito.
La reazione della comunità è stata forte online: in alcuni casi il disappunto in rete sulla scelta del nome è rapidamente degenerato in attacchi verbali violenti.
Mi scuso con chi ha ritenuto il nome offensivo. Come dicevo, avrei dovuto pensarci un pochino primaIl proprietario del locale
"Abbiamo ricevuto tanti auguri negativi, auguri di morte, che ci venga il cancro, che falliamo", ha spiegato il co-proprietario.
Vista la reazione ostile di molte persone, specie online, e l'intervento dell'ASIC, non è rimasta altra alternativa che una marcia indietro per i proprietari di questo locale dal nome controverso: "Ovviamente mi scuso con chi ha ritenuto il nome offensivo. Come dicevo, avrei dovuto pensarci un pochino prima".
Si conclude così questa vicenda, che nel giro di meno di una settimana ha visto l'inaugurazione del locale dal nome discusso, la reazione online, e la retromarcia del gestore.
La controversa insegna già mercoledì è stata parzialmente coperta con l'adesivo, in attesa dell'imminente cambio di nome ufficiale.
Per Sara è una conclusione positiva: "Mi fa capire che forse queste persone si sono rese conto del passo incredibilmente falso che avevano fatto. Ma la cosa che mi fa ancora più piacere è capire che dietro questo cambiamento di decisione di rotta ci sia stato proprio il supporto di quella che è la comunità italiana qui a Melbourne, che si è comunque mossa per una cosa che secondo me è importante, cioè il rispetto verso gli altri, indipendentemente da quello che è il credo religioso".
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