Alcuni dei Paesi chiave dell'America Latina uniscono gravi problematiche economiche ad una sempre più crescente instabilità politica. Ne parliamo con il giornalista Maurizio Salvi da Buenos Aires.
Tre Paesi importanti del Sud America stanno facendo fronte a situazioni difficili, a partire dal Venezuela, che da settimane sta precipitando in una spirale autodistruttiva.
Il fulcro è la presidenza di Nicolas Maduro, in carica dal 2013. Ad agosto è scampato ad un attentato con droni, venerdì il Segretario Generale dell'Osa, Organizzazione degli Stati americani, Luis Almagro, ha detto di non escludere l'uso della forza per "rovesciare" il suo governo, definito "una dittatura" e a suo dire "responsabile della grave crisi economica, umanitaria e migratoria del Paese."
Con il giornalista dell'Ansa Maurizio Salvi abbiamo fatto il punto di quanto sta avvenendo in Venezuela, ma ci siamo occupati anche di quanto sta avvenendo in Brasile e Argentina. In Brasile cresce l'attesa per le elezioni presidenziali del 17 ottobre.
Centrale è la figura del candidato di destra Jair Bolsonaro, che 10 giorni fa è stato vittima di un attentato, accoltellato durante un comizio. Dall'altra parte, Lula è stato escluso dalla corsa presidenziale: al suo posto la candidatura di Fernando Haddad.
È una lotta che travalica il Brasile, per diventare una lotta tra modelli diversi per il Sud America: capitalismo neoliberale da una parte e socialismo dall'altra.
Per completare il quadro, l'Argentina è devastata da una gravissima crisi economica dalla quale non sembra uscire, tra crollo del peso e tassi d'interesse a livelli incredibili, ovvero al 60%. Questa mossa era stata effettuata, invano, per cercare di tamponare la caduta della moneta rispetto al dollaro; ora il consigliere economico di Donald Trump, Larry Kudlow, ha raccomandato che l'Argentina "agganci il peso al dollaro" come negli anni della Convertibilità, quando un peso aveva il valore fisso di un dollaro, o che addirittura dollarizzi la sua economia.





