Nella notte di lunedì, il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato alla nazione in televisione.
L'intervento del capo dell'Eliseo giunge al termine del lungo percorso che ha portato la contestatissima riforma delle pensioni ad essere legge.
Nei 13 minuti di appello al popolo francese, Macron ha ribadito la necessità delle nuove misure, pur non condivise o accettate dai cittadini.
Per il presidente francese, che ha firmato la legge dopo l’approvazione del Consiglio costituzionale, questa riforma "era necessaria per garantire la pensione di tutti e per produrre più ricchezza per la nostra nazione".
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Macron ha quindi posto l’accento sulle difficoltà demografiche del Paese, che sta inesorabilmente invecchiando mentre la speranza di vita si allunga.
Al contempo, ha promesso l'apertura di tre nuovi "cantieri" di discussione con le parti sociali, relativi a migliorie da apportare nel mondo del lavoro, del progresso e della giustizia.
Durante e immediatamente dopo il discorso del presidente, almeno duemila parigini sono scesi in piazza per protestare, tenendo alta la temperatura sociale.
Con Giampiero Martinotti, giornalista di base a Parigi, abbiamo analizzato la protesta ed il contesto socio-politico francese.
Secondo Martinotti, questa situazione è la cartina al tornasole dell'impasse politico che la Francia si trascina ormai da vent'anni.
In Francia, il compromesso viene visto come sinonimo di "contrapposizione". In questo modo, si creano veri e propri dialoghi tra sordi.Giampiero Martinotti
Per il primo maggio, i sindacati hanno promesso una giornata di protesta che si preannuncia infuocata, anche se, a detta di Martinotti, gli stessi sindacati "hanno dimostrato scarsa presa sulla società civile".
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