La scomparsa del più grande calciatore di tutti i tempi ha prodotto un'ondata di commozione collettiva che ha unito Buenos Aires e Napoli.
In Argentina sono stati dichiarati tre giorni di lutto nazionale e un milione di persone ha tributato l'ultimo saluto alla Mano de Dios nella camera ardente allestita alla Casa Rosada.
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I 60 anni del Pibe de Oro

- Diego Armando Maradona, che si era sottoposto ad un delicato intervento chirurgico alla testa qualche settimana fa, è morto mercoledì per arresto cardiocircolatorio nella sua casa alla periferia di Buenos Aires.
- Considerato il più grande calciatore di tutti i tempi, lo scorso 30 ottobre il Pibe de oro aveva compiiuto 60 anni.
- Persino Papa Francesco ha dedicato un omaggio alla scomparsa di Maradona, dichiarando: “È morto il poeta del calcio".
"Maradona ha regalato ai napoletani e agli argentini vittorie che sono andate oltre l’aspetto sportivo"
Anche a Napoli, dove El Diez ha giocato per 7 anni guidando la squadra partenopea a due scudetti, la gente si è riversata per le strade, mentre il sindaco De Magistris ha lanciato una petizione per intitolargli lo stadio della città.
Delle emozioni legate a questo lutto che ha unito gli appassionati di tutto il mondo (compreso il Papa), abbiamo parlato con il giornalista Marco Bellinazzo, co-autore assieme a Gigi Garanzini del libro Il Napoli di Maradona.

"Nessun matrimonio tra un calciatore e una città è stato così felice"
“Maradona non è Cristiano Ronaldo. Non è il campione interegerrimo, ma un uomo che si è presentato al mondo con la sua grandezza e le sue debolezze" spiega Marco Bellinazzo, che in settimana ha firmato un editoriale su Il Sole 24 Ore.
"Diego era generoso, ma frenetico e inquieto. Il pallone lo ha salvato in campo, ma quando era fuori si sentiva solo. Una solitudine che negli anni successivi lo ha inghiottito".

Un mito tragico, una morte annunciata
"Diego ha ceduto ai suoi eccessi e ha pagato il prezzo dei suoi errori. La sua fine ha generato un'emozione collettiva analoga a quella seguita alla morte di figli di Napoli come Massimo Troisi e Pino Daniele. Un'epoca è finita".
"Ai miei bambini, che hanno visto per la prima volta il loro padre commuoversi - conclude Bellinazzo - racconterò che ho visto il più forte giocatore del mondo. Un uomo che mi ha insegnato a perseguire i miei sogni".
Ascolta l'intervista a Marco Bellinazzo:
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