Marco Morricone, figlio primogenito di Ennio, ci ha parlato del film di Giuseppe Tornatore dedicato al celebre compositore.
Ancora per alcuni giorni rimane nelle sale di alcune città australiane il film documentario "Ennio", dedicato al grande compositore celebre per innumerevoli collaborazioni illustri, in particolare con Sergio Leone e Giuseppe Tornatore.
Scomparso nel 2020, Morricone ha segnato la storia del cinema italiano e mondiale con le sue colonne sonore, diventando un nome universalmente conosciuto.
"Lui comunicava scrivendo musica che non ha passaporti, non ha confini, non ha dogane", racconta Morricone al microfono di SBS Italian, "va col vento e va libera".
Ma nonostante fosse celeberrimo, Morricone restò un personaggio schivo, geloso della sua vita privata.
"Noi dobbiamo distinguire tra persona e personaggio", aggiunge Marco Morricone, "la persona ha sempre qualcosa da scoprire".

Il film mette in luce tanti aspetti della vita del compositore, attraverso i racconti delle persone, registi, cantanti e compositori in particolare, che con lui hanno lavorato.
"Ce ne sono tanti di aneddoti: per Sacco e Vanzetti (film del 1971 diretto da Giuliano Montaldo, ndr) fece un viaggio pazzesco in macchina fino a Saint Tropez per incontrare Joan Baez, una persona splendida, una rivoluzionaria come lui", ricorda Marco.
Tuttavia dal documentario di Tornatore, grande amico di Morricone, emergono anche aspetti molto personali, come il profondo amore che legava Ennio alla moglie Maria.
"Posso dire che mio padre dopo alcuni anni non leggeva più i copioni, li leggeva mia madre e glieli raccontava, e sapeva raccontarglieli", racconta Marco Morricone.
"Il loro era un legame estremamente forte, perché mamma era considerata sicuramente un orecchio raffinato ma un orecchio popolare", sottolinea Marco, aggiungendo che "tutto quello che lui scriveva lei era la prima ad ascoltarlo".
Ennio rimane nelle sale australiane fino a inizio gennaio.
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