Jorge Mario Bergoglio si è spento ieri, 21 aprile, nel suo appartamento a Casa Santa Marta. Papa Francesco aveva 88 anni: le cause del decesso sono ictus cerebrale, coma e collasso cardiocircolatorio irreversibile, come certificato dal capo della Direzione di Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano, il professor Andrea Arcangeli.
Il primo papa extraeuropeo era stato nominato pontefice nel marzo del 2013, e negli ultimi tempi i problemi di salute si erano intensificati tanto da forzarlo ad un ricovero di più di un mese, dal 14 febbraio al 23 marzo di quest'anno, al Policlinico Gemelli.

Nonostante le raccomandazioni di riposo assoluto da parte dello staff medico, Francesco è voluto tornare subito al lavoro, incontrando autorità come Re Carlo e la consorte Camilla o il vicepresidente statunitense J.D. Vance, e concedendosi al pubblico come accaduto durante la messa pasquale per la benedizione Urbi et Orbi, durante la quale il Pontefice appariva visibilmente provato.
Nel fine settimana si terranno i funerali, dopodiché la salma di Bergoglio sarà inumata nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore per espressa volontà del Pontefice, come si evince dal suo testamento reso pubblico poche ore fa.
"Il sepolcro deve essere nella terra" si legge nel documento, "semplice, senza particolare decoro e con l'unica iscrizione: Franciscus".
Assieme al giornalista Paolo Fucili, vaticanista accreditato presso la Sala Stampa della Santa Sede e autore di vari saggi su Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, e lo stesso Francesco, abbiamo analizzato gli aspetti principali del suo pontificato.
Per Fucili, "Francesco è andato in missione in tantissimi Paesi a proiettarsi verso mondi dove la Chiesa Cattolica deve consolidare dialoghi importanti come quello con l'Islam".
"Ha preso decisioni che hanno fatto discutere tanto", ha sottolineato Fucili, "ma ha portato nella Chiesa un approccio che tende a privilegiare la vicinanza alla gente".

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