Considerato il maggiore oppositore del presidente russo Vladimir Putin, Alexej Navalny è morto venerdì scorso nella colonia penale nella quale stava scontando una pena di oltre trent'anni.
Nato alle porte di Mosca nel giugno del 1976, Navalny aveva studiato legge, era diventato un avvocato e aveva cominciato ad avvicinarsi alla politica nel 2001, quando si era candidato alle elezioni locali nelle file del partito liberale e nazionalista Yabloko.

Nel 2020, mentre si trovava a bordo di un aereo partito dalla Siberia e diretto a Mosca, Navalny venne colto da malore e salvato solo grazie all'intervento dei medici dell'ospedale di Omsk prima, e di Berlino poi. I sanitari tedeschi rivelarono che Navalny era stato vittima di un avvelenamento tramite un agente nervino.
Dopo la degenza in Germania, Navalny aveva deciso di tornare in Russia, e da allora è sempre stato in carcere. Lo scorso dicembre era stato trasferito in una struttura penale posizionata oltre il circolo polare artico, a 2.000 chilometri da Mosca, in un ex gulag sovietico.
Navalny è morto venerdì 16 febbraio, stroncato - secondo le autorità russe - da una "sindrome da morte improvvisa".
L'esperto di Russia e dell'area ex-sovietica Giuseppe D'Amato analizza in questo podcast di SBS Italian l'impatto della morte di Alexey Navalny.
Questo deve fare riflettere molto in occidente, la forza di quest'uomo, la volontà di riportare la Russia sulla via della democrazia.Giuseppe D'Amato
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