La creazione da parte del Partito Comunista Italiano (PCI) di una federazione autonoma a Sydney risultò in relazioni difficili con il Communist Party of Australia e in una sorveglianza di immigrati italiani da parte della Australian Security Intelligence Organisation (i servizi segreti australiani).
Il libro di Gianfranco Cresciani, dal titolo No Country for Revolutionaries, esamina questa fase della storia australiana.
“Alcuni immigrati italiani parlavano spesso di rivoluzione, ma in effetti erano più interessati a trovare un lavoro e una casa”
Ai microfoni di SBS Italian, Cresciani ricorda che il dirigente PCI Giuliano Pajetta venne in Australia ben sette volte per coordinare le attività dei comunisti in Australia, e lui stesso disse che l’Australia era un Paese troppo ricco per avere dei rivoluzionari. Del resto, aggiunge lo storico, anche il PCI in Italia era più riformista che rivoluzionario.
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Il libro verrà presentato al COASIT di Melbourne martedì 19 febbraio 2019.
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