Laureato in sociologia presso l'Università di Bologna, Lucio Cavazzoni inizia a fare l'apicoltore nel 1978. Da allora, il suo impegno verso il biologico e il fair trade, contro i pesticidi e la privatizzazione delle sementi, non è mai venuto meno.
L'impegno di Lucio Cavazzoni verso un'agricoltura sostenibile inizia verso la seconda metà degli anni '70, periodo in cui in Italia si formano spontaneamente oltre cento cooperative agricole di giovani, nessuno dei quali proveniente dalla campagna.
Si chiamavamo “cooperative alternative” e rappresentavano una sfida diretta a un modello non solo agricolo, che contrapponeva un’idea di lavoro e di società, una funzione del cibo e di coabitazione con la natura in aperto contrasto con quella dominante ai tempi. Image
Tuttavia, la crescente presa di coscienza sull'importanza del biologico, avvenuta negli anni successivi, non ha modificato in modo significativo i vari contesti produttivi né, in generale, portato sollievo al pianeta e a chi lo abita. Ad un aumento mondiale della produzione e consumo bio non corrisponde quel progresso sociale ed ambientale che ci si attendeva.
La forte pressione produttiva e quantitativa sulle terre più performanti, insieme al cambiamento climatico e le guerre che affliggono mezzo pianeta, hanno escluso dal mercato milioni di contadini e intere aree geografiche che non possono competere con l’agricoltura industrializzata.
Il biologico non è solo una pratica agricola né una moda di mercato. Come specifica Lucio, la sua cifra è la biodiversità, che si esprime sul piano agricolo, ambientale e sociale. Se lo si spoglia della sua funzione sociale, della sua dimensione comunitaria, dell'amicizia ed empatia che richiede, dello sforzo di coerenza che impone, perde significato.
Noi abbiamo sempre immaginato di produrre per gli altri, per le persone. Se tu produci per "non sai chi", per qualcuno che abita lontano e di cui non t'importa nulla, non metti il tuo amore e il tuo affetto nel cibo che produci.
Ecco perché bisogna ricostruire una cultura contadina e riportare i contadini nelle campagne e nelle terre abbandonate. Il biologico non esiste senza l'interazione fra l'uomo e il suo ambiente. Senza questa interazione, assente nell'agricoltura industrializzata, il biologico perde di significato. La bio-diversità non è solo un fatto agricolo, ma visione sociale e progressiva, rapporto tra l'uomo e la natura. Insomma, come afferma Lucio, "alla terra ed al mondo bisogna voler bene!"
Lucio Cavazzoni, fondatore di CONAPI, oggi leader nazionale nella produzione di miele italiano e biologico, è stato presidente di Libera Terra Mediterraneo, che raccoglie alcune delle cooperative che coltivano su terreni confiscati alle mafie e fa parte del consiglio di amministrazione di "Cooperativas Sin Fronteras", che associa cooperative di agricoltori biologici e fairtrade del Sud e del Centro America.
Lucio è anche coautore, insieme a Gaia de Pascale, del libro I semi di mille rivoluzioni - Alce Nero: storie di ulivi, uomini e api, pubblicato nel 2014.




