Il cantautore ligure, la cui carriera è iniziata nel 2008 con la partecipazione alla prima edizione di X Factor ha anche scritto molte canzoni portate al successo da artisti come Tiziano Ferro e Alfa.
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Nato a Genova nel 1977, Emanuele Dabbono ha visto la sua carriera decollare dopo la prima edizione di X Factor, che però a suo dire non fu propriamente un'esperienza piacevole.
“L’esperienza a X Factor per me fu una tortura, perché pensavo di andare lì per fare le mie canzoni e invece mi ritrovai a fare solo cover", ha spiegato Dabbono.
"Credo di essere stato l’unico nella storia del programma ad aver rifiutato il contratto con la Sony, perché mi proponevano di pubblicare un EP di cover mentre io volevo fare le mie canzoni, quindi andai con un’etichetta indipendente”, ha proseguito.
È proprio la libertà di scrivere le canzoni che per Dabbono non ha prezzo: “Quando scrivi per te stesso provi una libertà assoluta, racconti la tua esperienza e non ti interessa altro che dire tutta la verità, perché sei il testimone oculare della tua vita e nessuno può sapere davvero come hai vissuto certe cose", ha dichiarato al microfono di SBS Italian.
Quando devi scrivere per o con altri devi essere anche un po’ psicologo e cogliere le sfumature dell’artista che è al volante, e devi captare i segnali che lui sta cercando di evidenziare.Emanuele Dabbono

Per Emanuele sono proprio queste le parole giuste per descrivere la sua carriera da autore di brani portati poi al successo da altri interpreti, su tutte "Incanto" cantata da Tiziano Ferro e “Il filo rosso” interpretata da Alfa.
In mezzo, ovviamente, la sua carriera da solista, tra cui il cantautore ligure ha scelto una canzone su tutte, il cui titolo - Cerezo - è il nome di un famoso centrocampista brasiliano che militava nella Sampdoria campione d'Italia, quella per intenderci di Vialli e Mancini con Vujadin Boskov in panchina.
"Questa canzone è una lettera che ho scritto a mio padre, con tutto quello che gli avrei voluto dire quando era vivo e che non gli ho mai detto, forse per stupidità o forse per incomunicabilità tra due generazioni diverse. Non era abituato ai ti voglio bene, ma magari a un abbraccio improvviso quando segnava la nostra Sampdoria, squadra dove militava Cerezo quando ha vinto lo scudetto”, ha confessato Dabbono.
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