Le squadre di soccorso continuano a scavare tra le macerie nelle zone colpite dal terremoto del 6 febbraio scorso nella Turchia meridionale e nella Siria settentrionale.
Si cerca ancora di salvare le vite di chi è intrappolato ed è riuscito a sopravvivere, nonostante le temperature che durante la notte sono vicine allo zero.
Accade ancora ci siano delle storie a lieto fine, come quella della neonata ritrovata nei pressi della città di Afrin dopo che un uomo ne ha sentito le grida, ma la speranza di ritrovare altri sopravvissuti sfuma di ora in ora.
Silvia Frisia, professoressa di Scienze della Terra all'Università di Newcastle, spiega ai microfoni di SBS Italian quanto è accaduto dal punto di vista geologico.
Il terremoto si è verificato quando due placche tettoniche confinanti hanno accelerato il loro movimento.
Se regolarmente si spostavano "l'una di 15 millimetri l'anno e l'altra di 22 millimetri l'anno", spiega la professoressa Frisia, il rilascio della tensione accumulata ha fatto sì che le due placche "si siano mosse di ben tre metri".
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