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Più armi all'Ucraina, per gli Stati Uniti la Cina potrebbe presto inviarne alla Russia

NATO Secretary General Jens Stoltenberg (C), Christoph Heusgen (L), Chairman of the Munich Security Conference, and European Commissioner for Trade Valdis Dombrovskis (R) listen to Ukrainian President Volodymyr Zelensky (pn screen) during the 59th Munich Security Conference (MSC)

Un momento del discorso del presidente ucraino Zelensky all'inizio della 59esima Conferenza di Monaco sulla Sicurezza il 17 febbraio 2023. Credit: DPA/AAP Image

La 59esima edizione della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza si è conclusa con grande sostegno all'Ucraina da parte dei partecipanti. La Cina promette un piano di pace, ma il Segretario di Stato statunitense Antony Blinken afferma che Pechino potrebbe inviare armi alla Russia.


IN SINTESI
  • Si è tenuta tra il 17 e il 19 febbraio in Germania la 59esima edizione della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza
  • La Conferenza è uno dei momenti chiave dell'anno in cui i leader si riuniscono per discutere di questioni di sicurezza globale
  • Al centro delle discussioni quest'anno è stato il conflitto tra Russia ed Ucraina

Con il conflitto in Ucraina che raggiungerà tra pochi giorni il suo primo anniversario, la Conferenza di Monaco si è aperta con un invito accorato del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha esortato gli alleati a fornire aiuti militari in modo rapido per contrastare gli attacchi di Mosca.

Russia grande assente ma presente quasi in ogni intervento, incluso quella della vicepresidente statunitense Kamala Harris che ha dichiarato di avere prove sui reati contro l'umanità che la Russia avrebbe compiuto in Ucraina, reati per i quali richiede giustizia.

La tre giorni di Monaco è vissuta su un'antitesi: da una parte la Cina, che ha annunciato un piano di pace, e dall'altro Stati Uniti e occidente, che sosterranno l'Ucraina fin quando sarà necessario.
Giampiero Gramaglia, giornalista

La Cina è stata tra i protagonisti della conferenza, descrivendo come "quasi isterica" la reazione di Washington nella distruzione del suo pallone aerostatico il 4 febbraio scorso.

Pechino ha poi ribadito con fermezza la sua posizione su Taiwan, dichiarando che non è mai stata fuori dal territorio cinese e che non tollererà ingerenze.

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