Mercoledì l'ex ministro laburista Craig Emerson è stato nominato a presiedere una commissione di revisione del "Food and Grocery Industry Code of Conduct", un codice di condotta che stabilisce l'insieme delle norme e delle pratiche che regolano il settore alimentare in Australia.
Si tratta dell'ultima iniziativa del governo per affrontare l'aumento del costo della vita nel Paese, dove nonostante milioni di australiani facciano fatica ad arrivare a fine mese, le grandi catene di distribuzione continuano a fatturare profitti da capogiro.
Coles e Woolworths, che insieme controllano circa il 65% del mercato, e in minor modo anche Aldi e Metcash che gestisce il gruppo IGA sono da mesi ormai sotto scrutinio con l'accusa di "price gouging".
"Il termine forse in italiano che rende meglio il significato dell'espressione 'price gouging' è approfittare; quindi l'idea di un rigonfiamento dei profitti contro norme di equità, di giustizia e di trasparenza", spiega Lisa Magnani ai microfoni di SBS Italian.
La professoressa di Economia alla Macquarie University di Sydney è autrice di un contributo alla "Inquiry into Price Gouging and Unfair Pricing Practices", un'indagine commissionata dall'Australian Council of Trade Unions per capire quali conseguenze stia avendo questa pratica e come proteggere gli interessi economici degli australiani.
"Noi come consumatori e lavoratori dobbiamo richiedere una maggiore trasparenza nel modo in cui i prezzi vengono fissati, per prima cosa. Poi dobbiamo riconoscere che le grandi compagnie giocano un ruolo non solo monopolistico - quindi di potere di mercato - ma anche monopsonistico come unici acquirenti nel mercato del lavoro", spiega Magnani.
Il 2024, tra le altre cose, sarà anche l'anno in cui Coles e Woolworths si troveranno a rispondere di fronte al Senato delle pratiche relative ai loro listini prezzi.
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