Prezzi gonfiati nei supermercati: un problema economico e sociale in Australia

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Il premier del Queensland, Steven Miles, ha inviato venerdì una lettera agli amministratori delegati di Coles, Woolworths, IGA e Aldi per esprimere la sua "crescente preoccupazione" per la disparità tra i prezzi alla cassa e il valore che gli agricoltori ricevono per i loro prodotti. Source: AAP / PETER RAE/AAPIMAGE

Un organismo di punta che rappresenta gli agricoltori del Queensland ha aumentato le pressioni per l'avvio di un'indagine sui prezzi gonfiati dopo che il premier statale Steven Miles ha scritto alle grandi catene di supermercati chiedendo risposte sul "divario crescente" tra i prezzi che gli agricoltori ricevono e quelli che i clienti pagano.


In un 2024 che si preannuncia sotto il segno dell'inflazione controllata, è il settore dei supermercati ad attirare l'attenzione delle autorità.

Il Premier del Queensland Steven Miles ha sollevato interrogativi sul notevole divario tra i prezzi dei prodotti sugli scaffali e ciò che gli agricoltori ricevono per tali prodotti.

Questa pratica, nota come "Price Gauging" o gonfiatura dei prezzi, è al centro del dibattito e recentemente l'ex ministro Craig Emenson è stato incaricato di gestire una revisione nazionale su questo problema.

"Se da un lato i profitti dei maggiori supermercati australiani sono in aumento, registrando un incremento del 4% nell'ultimo anno e raggiungendo tre miliardi di dollari, dall'altro non è certo se ciò sia derivato da una pratica di gonfiatura dei prezzi o da un miglioramento di efficienza nel business, come l'automazione", afferma il professore di finanza alla University of New South Wales di Canberra Massimiliano Tani.

"Bisogna inoltre sottolineare che questa pratica in Australia non è illegale e quindi i supermercati possono fissare prezzi a loro discrezione", continua Tani.

Ci sono limiti, ma la pratica stessa non è vietata dalla legge. Tuttavia, questo tema si presta ad alimentare dibattiti politici, attirando l'attenzione dei media.

Secondo il professor Tani, le questioni principali sono due.

"Da un lato, troviamo i consumatori che si trovano a pagare prezzi più alti senza comprenderne la giustificazione mentre dall'altro ci sono i produttori che, a causa della mancanza di una reale concorrenza, non possono imporre prezzi elevati per paura di importazioni esterne".

Il problema dunque sembra risiedere nella mancanza di concorrenza effettiva. Settori come supermercati, banche e compagnie aeree sono dominati da pochi attori, limitando le scelte per i consumatori e gli imprenditori.

"Questa situazione non riguarda solo i supermercati, ma si estende a vari settori dell'economia australiana", afferma Tani.

Il dibattito rimane aperto, ma sembra ormai ovvio che in Australia vi sia la necessità di un mercato più competitivo e una regolamentazione più equa per garantire prezzi equi e una maggiore scelta per i consumatori.

L'intera questione della gonfiatura dei prezzi nei supermercati rimane un punto focale per il dibattito economico e politico in Australia, richiedendo un approccio che bilanci la competitività e l'equità per tutti gli attori coinvolti.

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