Venerdì 1 marzo, alle 14 ora locale, si terranno le esequie di Alexei Navalny, presso la Chiesa dell'Icona della Madre di Dio “Sollievo del mio dolore”, nella periferia Est di Mosca.
La cerimonia funebre, sotto stretta sorveglianza delle autorità russe, segue di 14 giorni la morte del dissidente - custodito in un campo di prigionia in Siberia - e di 24 ore il discorso alla nazione di Vladimir Putin, trasmesso urbi et orbi per le città russe.
Secondo lo storico Giuseppe D'Amato, Putin "ha paura di perdere ulteriormente consenso, ed è anche per questo che ha deciso di spostare il funerale di Navalny".
Le esequie del dissidente, inizialmente programmate per giovedì, avrebbero impedito al capo del Cremlino di essere il padrone assoluto della scena.
La Transnistria, una repubblica filosovietica autoproclamatasi ma non riconosciuta a livello internazionale, sorge su un lembo di terra, tra Moldova e Ucraina, due entità politiche europeiste.
Nei giorni scorsi, Tiraspol ha chiesto aiuto a Mosca, contro "pressioni del governo moldavo".
Secondo D'Amato, questo appello è "molto preoccupante, perché simili richieste nel passato sono sfociate in operazioni militari".
La repubblica, l'ultima che ancora adotta i simboli della CCCP, conta più di 200mila abitanti e un'unità militare russa in loco di 1500 militari.
Secondo D'Amato, "questa repubblica si trova a soli 80 km da Odessa, e da tempo gli ultra-nazionalisti russi dichiarano di voler annettere tutti i territori fino al Dnipro, confine storico tra Paesi russofoni e latini".
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