Negli Anni Cinquanta il governo britannico stipulò accordi sottobanco con il Primo Ministro Robert Menzies per effettuare esperimenti nucleari nel deserto del South Australia.
Il 29 agosto si celebra ogni anno la giornata mondiale contro le armi nucleari, attraverso la quale l'ONU pone l'accento sulla minaccia per l'umanità e ne promuove l'eliminazione totale.
Sono nove le cosiddette "potenze" dotate di questi armamenti, e quattro di queste - Israele, Corea del Nord, India e Pakistan - non hanno sottoscritto il trattato di non proliferazione nucleare.
Accordo invece firmato dai primi cinque Paesi che svilupparono l'atomica tra gli anni Quaranta e Sessanta, ovvero USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito.
In evidenza:
- Ogni anno il 29 agosto si celebra la giornata mondiale contro le armi nucleari
- Sono nove i Paesi in possesso della bomba atomica e solo cinque di questi hanno firmato il trattato di non proliferazione
- Londra sviluppò la bomba ad inizio degli Anni Cinquanta, dopo aver effettuato esperimenti sul suolo australiano
- I test di Maralinga videro il massiccio uso di plutonio, la sostanza con un'emivita - una resistenza al tempo - di 48mila anni
"Il Regno Unito considerava l'Australia come un’ex colonia, come un posto utile per eseguire i test"
Londra, che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale puntava a diventare la seconda potenza nucleare mondiale dopo gli Washington e Mosca, sviluppò l'ordigno ad inizio degli Anni Cinquanta.
Il Primo Ministro britannico Clement Attlee chiese al suo omologo down under Robert Menzies l'autorizzazione ad utilizzare il territorio australiano. Il capo dell'esecutivo di Canberra accettò la proposta senza informare né il suo governo né il Parlamento.
"L’Australia veniva considerata ancora come un’ex colonia" racconta la professoressa Liz Tynan a SBS Italian. "Ma anche i cittadini australiani si sentivano patriotticamente legati alla madrepatria britannica e ne accettavano le decisioni come se fossero prese dal loro governo".

"L’Australia si fece carico di parte delle spese e mise a disposizione il territorio. In cambio ricevette solo alcune informazioni"
Il governo britannico lanciò l'operazione Hurricane e nel 1952 eseguì i primi test nucleari a largo della costa nord-occidentale del Paese, nel piccolo arcipelago di Montebello.
Gli esperimenti successivi si svolsero invece nel deserto del South Australia, ad Emu Field e soprattutto a Maralinga. Un termine aborigeno (tra l'altro in una lingua che non ha legami con quella parlata nell'area) che significa 'campo di fuoco'.
Nella zona vennero effettuati test segreti, conosciuti come Vixen B, a base plutonio-239, una sostanza che continua ad emettere radiazioni per 48 mila anni. Eppure, nonostante la consapevolezza che i danni sarebbero stati prolungati nel tempo, non vennero prese alcune precauzioni.

Il territorio di Maralinga è stato bonificato solo negli Anni Novanta, ma gli abitanti della zona hanno fatto causa al Ministero della Difesa
Solo nel 1967 un rapporto britannico denunciò l’approssimazione con la quale erano stati effettuati sia i test sia le successive operazioni di bonifica e solo negli Anni Novanta il governo britannico contribuì – anche economicamente – alla parziale messa in sicurezza dell’area.
Oggi il territorio di Maralinga è considerato relativamente sicuro, ma nei 40 anni trascorsi tra i test nucleari e la sua bonifica i danni sono stati incalcolabili. Anche per questo gli aborigeni della zona hanno fatto causa al Ministero federale della Difesa.

Sulle tappe che portarono il governo britannico ad eseguire test atomici in Australia, ma anche sulle responsabilità del governo Menzies e sulle conseguenze e sui rischi per chi vive in quell'area, la professoressa Liz Tynan ha scritto un libro dal titolo Atomic Thunder: The Maralinga Story.
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