Nonostante il cessate il fuoco del 16 aprile, in Libano la popolazione civile vive ancora nel terrore a causa di raid, bombardamenti ed evacuazioni, aggravando la crisi umanitaria e colpendo duramente bambini e disabili.
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Israele e Libano hanno deciso di avviare negoziati diretti, un risultato storico raggiunto grazie alla mediazione degli Stati Uniti a Washington.
Tuttavia, il progresso è complicato da divergenze di obiettivi e persistenti tensioni anche dopo la tregua del 16 aprile.
“Attualmente, il governo ha allestito circa 700 shelter che ospitano oltre 130.000 persone, una piccola parte del milione e 250mila sfollati provenienti dalle aree meridionali e trasferitisi a Beirut o nelle zone settentrionali”, dice Lorenzo Bianco capo programmi della fondazione AVSI in Libano.
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“Si tratta di una grave crisi umanitaria, con quasi il 20% della popolazione sfollata”, spiega Bianco.
È la seconda volta che la popolazione libanese, in particolare quella residente a sud del Paese è costretta a sfollare creando un'emergenza umanitaria.
AVSI, in collaborazione con altre agenzie, incluse quelle delle Nazioni Unite, offre supporto agli sfollati fornendo rifugi, acqua potabile, latrine, coperte, materassi e generi alimentari. Tuttavia, il problema non si limita solo agli aiuti materiali.

“Parliamo di una popolazione traumatizzata. Gente che ha perso la casa; che ha dovuto da un giorno all’altro partire. Facciamo sessioni singole e di gruppo per identificare casi di supporto più specifico”, spiega Lorenzo Bianco.
Un'attenzione particolare viene rivolta ai bambini e alle persone con disabilità.
Vorrei morire per andare in paradiso e finalmente trovare la pace.Bambino palestinese sfollato.
“I disabili si sono spostati con difficoltà e arrivano in questi shelter che non sono disegnati per persone con limitate capacità sia fisiche che mentali”.
I bambini, per la seconda volta, hanno dovuto lasciare le loro scuole e le loro case, trovandosi a vivere nei rifugi.
Lorenzo Bianco ricorda le parole di un padre il cui figlio gli ha detto: “Vorrei morire per andare in paradiso e finalmente trovare la pace”.
A rendere ancora più grave il trauma contribuiscono i continui bombardamenti.
“Per loro il silenzio è qualcosa che non hanno più”.
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