Watch FIFA World Cup 2026™

LIVE, FREE and EXCLUSIVE

Global Mail: AVSI in Libano aiuta “una popolazione traumatizzata”

Israeli Strikes Beirut, Lebanon

I soccorritori tra le macerie di un edificio crollato a Haret Hreik, sobborgo meridionale di Beirut, il 7 maggio 2026. Il giorno precedente Israele aveva condotto nuove operazioni militari nell’area, le prime in quasi un mese. Source: NurPhoto / NurPhoto/NurPhoto via Getty Images

Nonostante il cessate il fuoco del 16 aprile, in Libano la popolazione civile vive ancora nel terrore a causa di raid, bombardamenti ed evacuazioni, aggravando la crisi umanitaria e colpendo duramente bambini e disabili.


Published

Updated

By Jolanda Pupillo

Presented by Domenico Gentile

Source: SBS



Share this with family and friends


Nonostante il cessate il fuoco del 16 aprile, in Libano la popolazione civile vive ancora nel terrore a causa di raid, bombardamenti ed evacuazioni, aggravando la crisi umanitaria e colpendo duramente bambini e disabili.


Scopri altri nostri podcast cliccando qui.

Israele e Libano hanno deciso di avviare negoziati diretti, un risultato storico raggiunto grazie alla mediazione degli Stati Uniti a Washington.

Tuttavia, il progresso è complicato da divergenze di obiettivi e persistenti tensioni anche dopo la tregua del 16 aprile.

“Attualmente, il governo ha allestito circa 700 shelter che ospitano oltre 130.000 persone, una piccola parte del milione e 250mila sfollati provenienti dalle aree meridionali e trasferitisi a Beirut o nelle zone settentrionali”, dice Lorenzo Bianco capo programmi della fondazione AVSI in Libano.

Ascolta il servizio di Jolanda Pupillo cliccando sul tasto "play" in alto

“Si tratta di una grave crisi umanitaria, con quasi il 20% della popolazione sfollata”, spiega Bianco.

È la seconda volta che la popolazione libanese, in particolare quella residente a sud del Paese è costretta a sfollare creando un'emergenza umanitaria.

AVSI, in collaborazione con altre agenzie, incluse quelle delle Nazioni Unite, offre supporto agli sfollati fornendo rifugi, acqua potabile, latrine, coperte, materassi e generi alimentari. Tuttavia, il problema non si limita solo agli aiuti materiali.

P1966730-2.jpg
Attività ricreative per i bambini nei rifugi gestite da AVSI. Credit: © Aldo Gianfrate AVSI.

“Parliamo di una popolazione traumatizzata. Gente che ha perso la casa; che ha dovuto da un giorno all’altro partire. Facciamo sessioni singole e di gruppo per identificare casi di supporto più specifico”, spiega Lorenzo Bianco.

Un'attenzione particolare viene rivolta ai bambini e alle persone con disabilità.

Vorrei morire per andare in paradiso e finalmente trovare la pace.
Bambino palestinese sfollato.

“I disabili si sono spostati con difficoltà e arrivano in questi shelter che non sono disegnati per persone con limitate capacità sia fisiche che mentali”.

I bambini, per la seconda volta, hanno dovuto lasciare le loro scuole e le loro case, trovandosi a vivere nei rifugi.

Lorenzo Bianco ricorda le parole di un padre il cui figlio gli ha detto: “Vorrei morire per andare in paradiso e finalmente trovare la pace”.

A rendere ancora più grave il trauma contribuiscono i continui bombardamenti.

“Per loro il silenzio è qualcosa che non hanno più”.

Ascolta SBS Italian tutti i giorni, dalle 8am alle 10am. 

Seguici su Facebook e Instagram o abbonati ai nostri podcast cliccando qui


Latest podcast episodes

Follow SBS Italian

Download our apps

Listen to our podcasts

Get the latest with our exclusive in-language podcasts on your favourite podcast apps.

Watch on SBS

SBS Italian News

Watch it onDemand

Watch now