Nei giorni scorsi, duecentomila persone sono scese in strada in Israele per protestare contro la riforma della giustizia proposta dal primo ministro Benjamin Netanyahu.
Nonostante la mobilitazione, la Knesset ha approvato la modifica del testo che - nella sua nuova versione - vieterà ai giudici di esprimersi sulla “ragionevolezza” delle decisioni prese dal governo.
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La modifica dello statuto indebolirà la magistratura e rafforzerà l'esecutivo, accelerando quella che alcuni osservatori hanno descritto come "una deriva autoritaria di Israele".
La parte della riforma votata nelle ore scorse è infatti quella che impedirà alla Corte Suprema di bloccare o di abolire decisioni, provvedimenti e nomine del governo sulla base del concetto di “irragionevolezza”, ovvero se - secondo i giudici - alla loro base c'erano motivi personali invece dell'interesse comune.
La situazione rimarrà esplosiva, non solo tra polizia e manifestanti.Michele Giorgio, corrispondente da Gerusalemme
Il voto è stato accompagnato da proteste fuori dal Parlamento israeliano e da violenti scontri tra manifestanti e polizia. Diciannove persone sono state arrestate.
La riforma, che conferisce maggiori poteri anche alle Corti rabbiniche, quindi alle autorità religiose, non è stata appoggiata da tutta l'opinione pubblica conservatrice e ha scatenato un dibattito anche all'interno della maggioranza.

Il ministro della Difesa, Yoav Gallant, in passato aveva criticato ripetutamente la modifica, e anche il ministro dell’Economia ha proposto di trovare un compromesso con l’opposizione.
In entrambi i casi le trattative sono state però bloccate dal ministro della Giustizia Yariv Levin, regista del piano di riforme, e dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che rappresenta un partito dell’estrema destra ebraica.

In un appello alla nazione trasmesso in televisione, il premier Netanyahu ha detto che la legge è necessaria per permettere a chi viene eletto di governare e ha accusato l’opposizione di non aver voluto scendere a compromessi sul tema, respingendo tutte le versioni della legge sottoposte dal governo.
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