Le nuove regole dell’Australian Communications and Media Authority prevedono che le radio segnalino quando viene usata una voce sintetica e prestino attenzione ai contenuti trasmessi in fasce orarie in cui i bambini potrebbero ascoltare. Insieme a degli ospiti abbiamo riflettuto sul futuro della radio e sull’uso dell’IA nel campo del giornalismo e dei media.
Secondo l’UNESCO “la tecnologia da sola non crea fiducia. La fiducia la creano i broadcaster radiofonici. L’intelligenza artificiale è uno strumento, non una voce.”
Silvia De Cesare, insegnante ad Adelaide e conduttrice di un programma su Radio Italia Uno, ha sottolineato ai microfoni di SBS Italian che “la radio si ascolta per la musica, ma [anche] soprattutto per le voci vere, di persone vere”.
Dello stesso avviso è anche Lorenzo Canu, ricercatore internazionale in comunicazione, secondo cui “la radio mette al centro la voce e costruisce un rapporto intimo e personale con chi ascolta”.
Secondo me la radio in diretta è più vicina alle persone perché è più amichevole e coinvolge chi ascolta con idee, dibattiti e spazio alle loro voci.Fabiola Del Signore, conduttrice del programma "Buona notte Italia" la domenica alle 19 da Darwin
Secondo James Panichi, giornalista di Politico ed ex collega di SBS “una radio fatta con l’intelligenza artificiale rischia di creare la stessa mancanza di stupore che oggi si prova con molti podcast o media già confezionati: manca quel brivido che solo la diretta radio può dare”.
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