Secondo il professore della UNSW Max Tani, l’aumento dei costi dell’energia potrebbe avere ripercussioni sui mercati internazionali e anche sull’economia australiana.
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Da sabato scorso uno dei luoghi più citati nel contesto del conflitto scoppiato in Iran, dopo l’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele, è lo Stretto di Hormuz.
Questo braccio di mare separa l'Iran dalla penisola arabica e permetteva al 20% del gas e del petrolio mondiale di lasciare il Golfo Persico, attraversare quello dell'Oman e raggiungere varie parti del mondo navigando l'Oceano Indiano.
Dall’inizio del conflitto, Teheran ha bloccato il traffico marittimo nell’area, interrompendo uno dei principali corridoi energetici del pianeta.
I prezzi di gas e petrolio sono schizzati quasi immediatamente verso l’alto, alimentando nuove tensioni sui mercati energetici globali.
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"Quello che è salito tantissimo è il gas - era salito di oltre il 40%, mentre oggi siamo a circa il 25% in più", ha affermato il professore di finanza della UNSW Massimiliano Tani.
"Il problema più serio al momento ce l'hanno in Europa, perché hanno tagliato tutti gli approvvigionamenti che avevano con la Russia e stanno importando gas dagli Stati Uniti e dal Qatar", ha spiegato Tani.
"Adesso anche il Qatar non esporta più gas e quindi saranno problemi più seri per loro che altre parti del mondo", ha aggiunto.
Tani ha poi analizzato l'impatto di questo conflitto sui mercati australiani. "Avremo solo una certezza: ovvero che i prezzi dell'energia aumenteranno", ha commentato.
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