Il 2 marzo 2026 (orario di Washington) il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che gli attacchi statunitensi contro l’Iran potrebbero proseguire per altre quattro o cinque settimane, ma di essere pronto a prolungare la campagna. Per la prima volta, inoltre, Trump non ha escluso la possibilità di inviare truppe sul campo.
Il conflitto è stato scatenato dai bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio scorso, che hanno causato l’uccisione della guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei.
Gli attacchi sono stati giustificati dagli Stati Uniti come necessari per neutralizzare un’imminente minaccia nucleare iraniana, ma nessuna prova è stata presentata dalla Casa Bianca a riguardo.
La guerra coinvolge ora l’intera regione mediorientale, con il continuo lancio da parte di Teheran di missili e droni contro i Paesi del Golfo che ospitano basi americane, mentre proseguono i bombardamenti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Cosa aspettarsi dunque dal conflitto, alla luce delle dichiarazioni del presidente americano? Secondo il giornalista ed ex direttore dell’ANSA Giampiero Gramaglia, l’imprevedibilità è uno dei fattori chiave dell’amministrazione Trump.
"Come spesso accade con il presidente Trump, ci sono dichiarazioni che in successione finiscono per contraddirsi. Trump ha detto che il conflitto potrebbe durare quattro o cinque settimane, però ha anche affermato che la guerra sta avanzando più rapidamente di quanto lui stesso pensasse".
Anche le dichiarazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu sono state ambigue riguardo alla durata del conflitto, spiega Gramaglia.
"Netanyahu prima ha detto che la guerra è destinata a durare e non sarà brevissima; poi ha affermato che una volta raggiunti determinati equilibri, il conflitto potrebbe cessare".
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Durante la campagna elettorale del 2024, Donald Trump ha ripetutamente promesso di porre fine a tutte le guerre all’estero, giurando che non avrebbe ulteriormente coinvolto gli Stati Uniti in nuovi conflitti.
Inoltre, secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, solo un americano su quattro sostiene gli attacchi statunitensi contro l’Iran.
Abbiamo chiesto a Gramaglia quali sviluppi possa avere il conflitto attuale sull’elettorato americano e sulle politiche di Trump.
"Se conosciamo abbastanza bene i comportamenti di Trump, quando si accorgerà che i sondaggi lo mettono in difficoltà in vista delle elezioni di midterm del 5 novembre, dichiarerà di aver raggiunto tutti i suoi obiettivi, che la guerra è finita e che, per quanto riguarda gli iraniani che speravano nel cambio di regime, nell’aiuto americano eccetera, beh, si arrangino".
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