L'ultima settimana di udienze sul caso Robodebt si è aperta ieri con la deposizione di Malcolm Turnbull.
Robodebt era il sistema automatizzato di recupero crediti che, tra il 2015 ed il 2019, aveva obbligato oltre 380mila cittadini australiani a restituire allo Stato di ingenti somme di denaro ricevute a vario titolo (soprattutto tramite Centrelink), e che aveva fatto per questo affluire nelle casse del Tesoro quasi un miliardo di dollari.

Molti cittadini, che a causa di quelle somme restituite al Tesoro erano finiti sul lastrico (e in qualche caso, per i debiti contratti, erano arrivati a togliersi la vita), avevano mosso un'azione legale contro la decisione.
La class action aveva vinto il ricorso, e la successiva inchiesta aveva dimostrato che lo Stato non avrebbe dovuto riscuotere quei crediti. Il ministero del Tesoro è stato per questo costretto a restituire ai cittadini 1 miliardo e 872 milioni di dollari.
Malcolm Turnbull, che era a capo del governo federale quando era stato inaugurato il sistema di riscossione dei debiti (ideato nel 2015 sotto il governo Abbott), ieri ha deposto di fronte alla Commissione Reale, e ha affermato di aver chiesto in diverse occasioni se Robodebt fosse legale o meno e di essersi fidato del parere dei ministri del suo gabinetto.
"I ministri del Tesoro, Tudge, e della Giustizia, Porter, avevano rassicurato Turnbull. Ma davanti alla Commissione Reale, Tudge ha ammesso di non essersi mai rivolto al suo dipartimento per ottenere un parere legale", riporta il commentatore di politica australiana Paul Scutti.
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