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Il cliente era morto? Secondo la NAB doveva continuare a pagare

Kenneth Hayne

Commissioner Kenneth Hayne makes his opening comments. Source: David Geraghty / The Australian

Alla commissione reale d‘inchiesta sulle banche e il settore finanziario proseguono le deposizioni dei dirigenti degli istituti bancari.


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By Marco Lucchi, Jessica Washington

Source: SBS




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Alla commissione reale d‘inchiesta sulle banche e il settore finanziario proseguono le deposizioni dei dirigenti degli istituti bancari.


La National Australia Bank è stata accusata di aver fatto pagare commissioni sulla superannuation a clienti già deceduti. Si tratta dell’ennesima rivelazione-scandalo alla Banking Royal Commission e la perdita di reputazione e credibilità delle banche ha già avuto un notevole impatti sugli utili di due delle maggiori istituzioni finanziarie australiane.

La National Australia Bank è la seconda grande banca australiana colpevole di aver fatto pagare consulenze finanziarie a clienti non più in vita.

Nicole Smith, l'ex presidente di Nulis, il settore superannuation della banca, ha ammesso di fronte alla commissione reale di essere venuta a conoscenza di un episodio in cui le spese per servizi continuavano a essere detratte dal conto di un membro, anche se la banca sapeva che il cliente era nel frattempo deceduto. Non è chiaro in quanti casi si sia verificata questa pratica riprovevole. Si tratta solo dell'ultimo di una serie di esempi nei quali le banche hanno addebitato ai clienti prestazioni non rese. Il commissario Kenneth Hayne ha espresso nel corso dell'interrogatorio con la Smith la stessa frustrazione che molti australiani nutrono nei confronti delle banche.

Hayne: "Lei ha pensato che prendere soldi senza averne alcun diritto potesse costituire un atto criminale?" Smith: "Uhm, no, non l'ho pensato."

A maggio era stato rivelato che alcuni consulenti della Commonwealth Bank avevao addebitato a clienti morti parcelle per consulenze finanziarie. In un caso, un consulente aveva continuato a farlo per 11 anni.

Non deve stupire, quindi, che un anno di rivelazioni e scandali abbia gravato pesantemente su due delle più grandi istituzioni finanziarie australiane: la Commonwealth Bank e il gruppo AMP.

L'utile netto semestrale dell’AMP è diminuito del 74%, un calo di oltre 300 milioni di dollari.

Gli utili per l'intero anno della Commonwealth Bank sono invece scesi del 4%, ma l’amministratore delegato Matt Comyn ha cercato di illustrare i dati come se si trattasse di un bicchiere mezzo pieno, invece che di uno mezzo vuoto.

"Il risultato di 9,2 miliardi di dollari è in calo del 4,8% ma, naturalmente, nel nostro risultato ci sono un numero di eventi una tantum in un anno, comprese alcune sanzioni di importo elevato relative a questioni normative passate. In realtà gli utili sono più vicini al 3,7% in più e sono una combinazione, in realtà, della forza delle nostre attività di base."

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