Stava scappando dalla famiglia, la stavano per reimpatriare, ma il suo grido d'aiuto via social ha smosso l'opinione pubblica mondiale...e le Nazioni Unite.
Con il nostro corrispondente da Bangkok, Alessandro Ursic, andiamo a raccontare una vicenda a cavallo tra dramma personale e intrigo internazionale. Una vicenda che il mondo ha seguito in diretta via Twitter.
Si tratta della storia di Rahaf Mohammed al-Qanun, ragazza di 18 anni saudita che era stata bloccata dall'aeroporto di Bangkok dove si trovava in transito dal Kuwait verso l'Australia. La ragazza sarebbe in fuga dalla propria famiglia - almeno secondo il suo racconto - dopo aver rinunciato all'Islam e essersi ribellata al controllo del padre e dei familiari.
La giovane, il cui padre lavorerebbe per il governo saudita, rischierebbe di essere punita duramente sia dalla famiglia che dalle autorità del suo paese se fosse rimandata in patria. E nonostante fosse fornita di visto e passaporto validi per l'ingresso in Australia, sarebbe stata bloccata in modo definito "irregolare" da autorità tailandesi e rappresentanti sauditi, intenzionati a farla salire su un aereo e tornare da dove era arrivata.

Ma il suo grido di aiuto disperato, via social media dalla stanza dell'albergo nella zona di transito dell'aeroporto in cui si era barricata, è stato raccolto da tre altre donne saudite. Queste, rifugiate in Australia, Canada e Svezia - e con cui la ragazza da tempo comunicava attraverso una chat sui diritti delle donne in Arabia Saudita - hanno immediatamente aiutato Rahaf a diffondere le sue richieste di aiuto creando (e aiutandola a gestire) un profilo Twitter che in poche ore è diventato virale.
E mentre gli appelli via internet hanno raggiunto i piani alti degli uffici diplomatici mondiali, l'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHRC) ha raggiunto la ragazza e l'ha messa sotto la sua protezione, in attesa di una decisione sulla sua richiesta di essere considerata una rifugiata.
E proprio nelle ultime ore, fonti del governo australiano hanno fatto sapere che Canberra prenderà in considerazione attentamente la richiesta di asilo di Rahaf solo dopo che l'alto commissariato per i rigugiati delle Nazioni Unite avrà chiarito il suo status. Ma nel frattempo, sono anche giunte notizie che il padre della ragazza e il fratello siano giunti proprio a Bangkok.
Il tutto avviene sullo sfondo della situazione politica in Tailandia, che vede al governo una giunta militare che non riconosce gli accordi internazionali sui rifugiati. Ma anche dei rapporti diplomatici molto complessi della Tailandia con l'Arabia Saudita.
E non sono mancati gli appelli per Rahaf anche in Italia, con esponenti politici delle opposizioni di centro-detra che hanno chiesto a Giuseppe Conte e a Matteo Salvini di offrire protezione alla ragazza.





