Nato ad Adelaide da genitori giuliani emigrati in Australia negli anni Cinquanta, a sette anni Ray Giubilo si è trasferito a Trieste, dove ha proseguito gli studi fino a quando - iscritto giurisprudenza - ha capito che quella non sarebbe stata la sua strada.
La fotografia era già una passione, ancora amatoriale, diventata più concreta quando Ray aveva trascorso un anno in Inghilterra per perfezionare la lingua. Da lì anche la decisione di rientrare in Australia, all’inizio degli anni Ottanta. A Sydney, Ray ha lavorato nel marketing sportivo e ha aperto mercati per aziende importanti, ma la macchina fotografica ha continuato ad essergli al fianco, sempre pronta a riaccendersi.
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La svolta è arrivata quasi per caso nel 1989, quando un amico giornalista gli ha proposto di fotografare gli Australian Open per una rivista italiana. Da allora, Ray Giubilo non ha più smesso: sono passati quasi quattro decenni di tennis vissuto a bordo campo, da un continente all’altro.
Un lavoro che oggi significa scattare migliaia di immagini al giorno: anche 7–8 mila foto in una singola giornata di primo turno, fino a superare le 100 mila immagini in un major. Numeri impensabili ai tempi dell’analogico, quando un intero torneo si copriva con cento rullini e ogni scatto doveva essere ponderato.
In una giornata puoi scattare anche settemila foto, ma il lavoro vero comincia quando spegni la fotocamera e ti siedi al computerRay Giubilo
Ma il lavoro non finisce con il click. Ore e ore passate davanti al computer per selezionare, nominare, archiviare, ritoccare e caricare le immagini sulle piattaforme per i clienti.
Un processo meticoloso che richiede velocità, occhio, memoria e resistenza fisica. In carriera Ray Giubilo ha pubblicato sei libri fotografici e vinto diversi premi, ma è stato soprattutto uno scatto - inatteso e casuale - a renderlo virale nel 2025.
È successo agli ultimi US Open, in una sessione serale dell'evento newyorchese. Ray era lì per realizzare ritratti di Jasmine Paolini quando, quasi per caso, ha catturato un movimento anomalo della 30enne lucchese, con la racchetta rovesciata e il logo della Yonex che le ha incorniciato perfettamente occhi, naso e bocca.
Ne è uscita un'immagine che ricorda quello di una zucca di Halloween.
Non vorrei essere ricordato solo per una foto virale. Ho raccontato quasi 40 anni di tennis: per me quello è il contributo più importanteRay Giubilo
Una frazione di secondo irripetibile, frutto di esperienza ma anche di pura fortuna. L’immagine è subito esplosa sui social, è stata ripresa da media di tutto il mondo e ha vinto il premio ITF come foto dell’anno.
Un paradosso solo apparente: dopo milioni di scatti, è quello non cercato a raccontare meglio di tutti il senso del mestiere. "Quella foto è stata fatta da uno che si trovava nel posto giusto, al momento giusto", racconta Ray Giubilo a SBS Italian. "Ma non vorrei essere ricordato solo per quella".

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