Ieri milioni di cittadini statunitensi sono stati chiamati alle urne per eleggere governatori e giudici della Corte Suprema, ma anche un deputato federale del Texas e alcuni sindaci.
I numeri parlano chiaro: in Virginia, i Democratici hanno ribaltato il precedente risultato, riconquistando la guida dello Stato - che per la prima volta vedrà una governatrice, Abigail Spanberger. Stesso l'esito in New Jersey, dove storicamente la partita oscilla, mentre in California i Democratici hanno vinto il referendum sulla nuova mappa elettorale.
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Mentre il Paese affronta la sesta settimana di shutdown, il più lungo della sua storia, dalle urne è emerso un segnale politico dai contorni molto più ampi, un messaggio diretto alla Casa Bianca, esattamente a un anno dal successo presidenziale di Donald Trump.
E intanto la maggioranza repubblicana alla Camera appare sempre più a rischio.
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Ma il simbolo politico di questa tornata è senza dubbio New York. Qui, un anno fa, l’avanzata trumpiana aveva sorpreso molti osservatori nei sobborghi storicamente democratici di Bronx e Queens.
Ma nella Grande Mela, nonostante l’endorsement della Casa Bianca a favore dell’ex governatore Andrew Cuomo e la minaccia di Trump di “chiudere i rubinetti federali” alla città, i voti hanno premiato Zohran Mamdani.
A 34 anni, nato in Uganda da genitori indiani, poliglotta, figlio di un professore di antropologia e di una regista induista, Zohran Mamdani è, da ieri, il primo sindaco musulmano della città più popolosa degli States.
Un profilo umano e politico agli antipodi rispetto a quello del Presidente, e proprio per questo capace di catalizzare una parte dell’elettorato cittadino che ha vissuto le parole di Trump come un ultimatum e come un’ingerenza nella vita della metropoli.
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Il discorso con cui Mamdani ha celebrato la vittoria - un manifesto politico e culturale, ma anche un promemoria sulle radici multiculturali di New York - è già diventato iconico: “Turn the volume up!”, ha detto, rivolgendosi direttamente al tycoon.
Il risultato newyorkese non certifica la nascita di un “anti-Trump” – Mamdani non potrebbe candidarsi alla presidenza, non essendo cittadino statunitense dalla nascita – ma evidenzia un bisogno di rinnovamento da parte della società civile e una nuova vitalità all’interno del Partito Democratico.

Ne abbiamo parlato col giornalista Giampiero Gramaglia.
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