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Scholars At Risk, a difesa della libertà accademica

Il lancio di SAR Italia nel 2019

Source: Courtesy of SAR Italia

Da più di 20 anni SAR si batte per la libertà accademica, a sostegno di studiosi che vivono in situazioni a rischio.


Scholars at Risk (SAR) è una rete internazionale di università che promuove la libertà accademica e protegge gli studiosi che fuggono da conflitti o che sono perseguitati. 

Avviata nel 1999 dall’Università di Chicago, l’iniziativa si è rapidamente estesa, ed oggi è presente in 16 Paesi, con circa 600 persone coinvolte.


In evidenza

  • Scholars at Risk (SAR) è una rete internazionale di università attiva dal 1999
  • La rete opera in 16 Paesi tra Europa, America e Oceania
  • La mission è riassumibile nelle tre parole chiave “Protezione”, “Sostegno”, e “Insegnamento”

Ester Gallo, professoressa associata al Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento, coordina, insieme a Claudia Padovani e a Francesca Helm dell’Università di Padova, il polo italiano di Scholars at Risk.

SAR incoraggia gli atenei a creare opportunità lavorative per studiosi che per motivi legati alla loro sicurezza devono abbandonare il loro Paese, offrendo contratti di almeno 12 mesi.

Inoltre, SAR promuove, sostiene e rappresenta studenti imprigionati, come recentemente accaduto a Patrick Zaki o la biologa e attivista iraniana Niloufar Bayani.


Infine, "il network organizza anche attività di dibattito e divulgazione sul tema della libertà accademica, e delle conseguenze alle violazioni di questo principio", spiega Ester Gallo.

Secondo quanto spiega la professoressa Gallo ai microfoni di SBS Italian, negli ultimi cinque anni le richieste di supporto più numerose sono giunte da Turchia, Siria, Iran, e da Paesi dell’Africa Occidentale e Centrale. "Recentemente da agosto 2021, visti gli sviluppi internazionali, molte richieste sono arrivate da Afghanistan, Ucraina e Russia", aggiunge Gallo.

Il primo obiettivo è la protezione

Le donne costituiscono il 30% dei richiedenti aiuto. A detta di Gallo, questa esiguità è dovuta al fatto che nei Paesi precedentemente menzionati ci sono meno donne che lavorano nel mondo accademico.

Inoltre, sostiene la professoressa, questa inferiorità numerica è dovuta alla difficoltà di lasciare il proprio Paese e di farsi carico della famiglia.

Ascolta l’intervista a Ester Gallo a cura di Jolanda Pupillo.

Le persone in Australia devono stare ad almeno 1,5 metri di distanza dagli altri. Controllate le restrizioni del vostro stato per verificare i limiti imposti sugli assembramenti. 

Se avete sintomi da raffreddore o influenza, state a casa e richiedete di sottoporvi ad un test chiamando telefonicamente il vostro medico, oppure contattate la hotline nazionale per le informazioni sul Coronavirus al numero 1800 020 080.

Notizie e informazioni sono disponibili in 63 lingue all'indirizzo www.sbs.com.au/coronavirus


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