La decisione ribalta una sentenza del 2004 che permetteva la detenzione a tempo indeterminato dei non cittadini senza visto, a condizione che il governo potesse espellerli non appena "ragionevolmente possibile".
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"Il ministro dell'immigrazione ha confermato che finora sono state liberate circa 80 persone e ha cercato di rassicurare la cittadinanza", spiega Paul Scutti, commentatore di politica australiana, ai microfoni di SBS Italian.
L'azione legale era stata presentata da un ricorrente di etnia Rohingya, il gruppo perseguitato in Birmania, che secondo il suo avvocato "non è quindi in grado di ottenere quella cittadinanza… Non è cittadino di alcun altro Paese e non ha documenti di viaggio. È una persona apolide".
L'uomo era detenuto dal 2018 e aveva subito più volte dei tentativi di rimpatrio forzato. Tra le persone ora rilasciate, un ex poliziotto e guardia del corpo della Malaysia, Sirul Azhar Umar, condannato a morte per l'omicidio politico di una donna con legami a un alto funzionario del Paese.
Il ministro australiano per l'Immigrazione, Andrew Giles ha sottolineato che la sicurezza della comunità è la prima priorità e che la polizia federale è coinvolta nel processo.
Attualmente, le leggi australiane prevedono la detenzione obbligatoria degli immigrati che arrivano via mare.
"Questa sentenza interessa solamente circa il 10% di tutti i richiedenti asilo in detenzione, commenta ancora Paul Scutti.
Restano aperte molte domande riguardo alle implicazioni a lungo termine di questa decisione sulle politiche future del governo australiano.
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