L'Italia perde un punto nell'Indice di percezione della corruzione 2025 e resta al 52° posto della classifica mondiale.
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Il risultato dell’ultimo rapporto di Transparency International conferma una tendenza negativa iniziata negli ultimi anni e riaccende il dibattito sulla qualità delle istituzioni e sulla capacità italiana di contrastare i fenomeni corruttivi.
Ma per Alberto Vannucci, ordinario di Scienza politica all'Università di Pisa e tra i maggiori studiosi italiani del fenomeno, la lettura dei dati richiede cautela.
"Di sicuro il rapporto è notiziabile, perché permette di semplificare drasticamente la realtà di un fenomeno complesso come la corruzione facendo una graduatoria", spiega Vannucci a SBS Italian.
Ci sono i buoni, ci sono i cattivi, ci sono quelli che migliorano, quelli che peggioranoAlberto Vannucci
Secondo il docente, il limite principale dell'indice è che misura la percezione della corruzione di investitori, imprenditori e altri osservatori economici più che la corruzione reale.
Uno dei dati più significativi non è tanto la perdita di un punto, quanto l'interruzione del miglioramento registrato dal 2012 in poi.
"Da tre anni ormai - cosa che coincide col nuovo governo, ma forse è solo una coincidenza - stiamo di nuovo precipitando o slittando verso posizioni di coda".
Ascolta l'intervista ad Alberto Vannucci cliccando sul tasto "play" in alto a sinistra

Secondo il professore, la narrazione dominante continua a identificare la corruzione esclusivamente con il pagamento di tangenti, trascurando forme più sofisticate di influenza e accumulazione di potere.
I casi di leader politici che riescono ad accrescere enormemente il proprio patrimonio pur agendo nel rispetto formale della legge sono per Vannucci l’elemento che caratterizza l’epoca in cui stiamo vivendo e in questo contesto il conflitto di interessi assume un ruolo centrale.
Il conflitto di interesse è il brodo di coltura della corruzioneAlberto Vannucci
Quando determinati intrecci tra interessi economici e potere politico vengono percepiti come normali o addirittura virtuosi, il rischio di corruzione aumenta anche in assenza di violazioni formali della legge.
Per il docente, la corruzione contemporanea riguarda soprattutto l'appropriazione di risorse collettive da parte di gruppi ristretti di potere.
Analizzando le classifiche internazionali, Vannucci evidenzia anche un possibile limite culturale.
Molti indicatori dell’indice adottano una prospettiva prevalentemente occidentale e orientata al mercato, nella quale gli ostacoli al funzionamento degli affari vengono automaticamente interpretati come segnali di corruzione.
“Tutto ciò che intralcia il funzionamento dei mercati è corruzione. Quando lo Stato funziona male, quando lo Stato è governato da burocrazie lente e inefficienti, allora questo comporta un rischio di corruzione e quei Paesi vengono etichettati come Paesi dai quali stare alla larga", spiega Vannucci.
La corruzione nella sua essenza è questo, i pochi che saccheggiano le risorse di tuttiAlberto Vannucci
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