Il 17 febbraio 1992, il dirigente del Partito Socialista Mario Chiesa venne colto in flagrante mentre accettava dall'imprenditore Luca Magni una valigetta con 7 milioni di lire. Una tangente che serviva per assicurarsi l'appalto per la gestione delle pulizie del Pio Albergo Trivulzio di Milano.
L'arresto e la successiva confessione di Chiesa provocarono un terremoto politico e giudiziario. L'indagine si allargò infatti ad imprenditori e uomini politici e gradualmente portò alla luce un sistema di corruzione e concussione più esteso di quanto si pensasse.
In breve:
- Trenta anni fa, con l'arresto di Mario Chiesa, scoppiò lo scandalo Tangentopoli che portò alla fine della Prima Repubblica
- L'inchiesta Mani pulite travolse infatti politici e imprenditori e provocò la dissoluzione di alcuni partiti come la DC e il PSI
- Il giornalista Federico Ferrero ha intervistato alcuni protagonisti di quella vicenda e ha scritto il libro Alla fine della fiera

Il procuratore capo di Milano, Francesco Saverio Borrelli, costituì un pool di magistrati, incaricato di seguire i vari filoni d'inchiesta. Il principale dei quali - Mani pulite - fu affidato al pm Antonio Di Pietro.
La vicenda e il suo impatto mediatico alimentarono un clima collettivo di sdegno (che Bettino Craxi ribattezzò "infame") che provocò un profondo riassetto del sistema.
Il malcostume c'è sempre stato ed è ingenuo pensare che i giudici potessero cambiare la società italiana
Alcuni tra i maggiori partiti (come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista) si sciolsero e molti protagonisti della vita politica di quegli anni scomparsero dalla scena. 41 tra politici e imprenditori si tolsero la vita.

Un cambiamento epocale che portò le cronache di allora a parlare di crollo della cosiddetta Prima Repubblica, anche se in seguito a quella vicenda non vi fu un vero e proprio riassetto istituzionale.
Il giornalista Federico Ferrero ha ricostruito le storie di alcuni protagonisti di Tangentopoli nel libro Alla fine della fiera.
Riascolta l'intervista al giornalista Federico Ferrero:
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