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Il profugo che salvò la Roma dalla Serie B

AS Roma
AS Roma 1949-1950 Source: Wikipedia

La storia di Aleksandar Arangelovic, scoperto in un campo profughi, che diede la salvezza alla Roma a suon di gol.


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By Lorenzo Santangelo, Davide Schiappapietra

Source: SBS




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La storia di Aleksandar Arangelovic, scoperto in un campo profughi, che diede la salvezza alla Roma a suon di gol.


Aleksandar Arangelovic, nato forse a Crna Trava o forse a Belgrado intorno al 1920, è un calciatore quasi dimenticato, al centro di leggende urbane che ancora oggi vengono raccontate a Roma. Racconti che spesso si sono arricchiti di elementi fantasiosi e che ne hanno fatto una figura misteriosa e alla cui esistenza a volte si stenta a credere.

Ma oltre la leggenda ci sono i fatti, e si sa con certezza che sia stato un allenatore di calcio e calciatore nato nella ex-Jugoslavia. E che avesse un tiro potentissimo.

I suoi dati anagrafici, come detto, sono dubbi: alcune fonti lo danno per nato nel 1922, il sito della Stella Rossa di Belgrado riporta come data di nascita 18 gennaio 1920 ed un libro sui giocatori stranieri nel campionato francese riporta come data di nascita 18 febbraio 1920.

Ha giocato in molte squadre come il Jedinstvo Beograd, il Prva Armija, il Metalac Beograd, lo Student Beograde la Stella Rossa.

E poi, in Italia, Milan, Padova, Roma, Novara, prima di andare in Francia al Racing Club de France e in Spagna all'Atlético Madrid.

Apolide - cioè privo di cittadinanza - e dotato di notevole intelligenza matematica, aveva studiato ingegneria a Belgrado.

Fu scoperto dai dirigenti della Roma nel campo profughi di Cinecittà, dove si era rifugiato dopo aver perduto il suo ingaggio al Padova, ritrovandosi senza lavoro e senza passaporto sul territorio italiano.

Alla Roma accettò un ingaggio minimo, almeno fino a quando non fosse stato in grado di dimostrare il suo valore, per poter continuare, nella capitale, gli studi di ingegneria che aveva dovuto interrompere a Belgrado. Riuscì a segnare ben 11 gol in 20 partite giocate nella stagione 1949-1950, segnando quattro doppiette e guadagnandosi il soprannome di "ammazzasquadroni" dai tifosi romanisti.

E i suoi gol permisero a una Roma in crisi societaria, di evitare la retrocessione in Serie B.

Arangelovic impressionò per intelligenza e forza, conquistò i tifosi grazie alle sue prodezze, ma fu inspiegabilmente ceduto al Novara, dove si rese protagonista di un'altra ottima stagione in serie A, con 9 gol segnati in 26 partite.

Dopo la positiva esperienza al Novara si trasferì al Racing Club di Parigi, squadra che attualmente gioca in quarta divisione, ma che all'epoca era una grande del calcio transalpino, dove giocò 8 partite segnando un gol. L'anno successivo concluse la carriera all'Atletico Madrid, dove per problemi fisici non riuscì quasi mai a giocare fatta eccezione per una sola partita, nella

quale, comunque, segnò un gol.

Conclusa la carriera da calciatore, si trasferì dapprima in Canada cercando un lavoro che gli permettesse di sfruttare le sue enormi capacità matematiche, ma senza successo.

Successivamente si trasferì e in Australia, dove lo avevano chiamato a fare il camionista.

Arrivato ad Adelaide, scoprì che in realtà il calcio stava cominciando a fare capolino nelle abitudini degli australiani e cominciò a fare l'allenatore, arrivando addirittura ad allenare la "non ufficiale" nazionale del South Australia.

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