Il massacro di Piazza Tienanmen, avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, ha segnato la storia del '900 non solo in Cina.
Trent'anni fa, i carri armati dell'Esercito di Liberazione Popolare cinese uccisero nella piazza di Pechino un numero imprecisato di persone, mettendo fine alle proteste di studenti, intellettuali e operai che chiedevano democrazia e rispetto dei diritti umani nel Paese.
Guo Jian era uno tra le migliaia di studenti che animarono le proteste. Gli studenti cinesi, ha raccontato ad SBS, avevano forti speranze che le proteste potessero portare ad un cambiamento nel pease, fino a quando le loro speranze non si infransero nella notte del 4 giugno: "Quando arrivammo alla piazza c'era sangue dappertutto, era così denso: nell'ospedale c'erano frotte di persone, morti e feriti."
L'esito drammatico delle manifestazioni e un numero complessivo di vittime (morti, feriti e arrestati) ancora oggi incerto, sono argomenti tabù in Cina.
La protesta era iniziata nel Paese un mese e mezzo prima, nel maggio del 1989. Il giornalista Gabriele Battaglia, da Pechino, ha ricordato ai nostri microfoni il complesso contesto storico dell'epoca, riflettendo sull'eco dei fatti sulla politica del Paese oggi.




