La spy-story svelata dalla stampa sulla dipartita di Trump dalla Turchia dopo il Summit Nato, ma anche le frizioni con Tel Aviv e la causa persa contro Harvard: il punto del giornalista Giampiero Gramaglia.
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Il presidente Donald Trump ha confermato la rocambolesca operazione, degna di una spy story, che gli consentì di lasciare la Turchia in totale sicurezza al termine del vertice NATO di inizio luglio, in seguito a una potenziale minaccia attribuita all’Iran.
Trump, arrivato in Turchia a bordo del nuovo Air Force One donato dal Qatar l’anno scorso, avrebbe dovuto ripartire con il precedente aereo presidenziale, ritenuto più sicuro. In realtà lasciò il Paese su un altro velivolo militare, raggiunto a bordo di un mezzo utilizzato per il catering aeroportuale, mentre giornalisti e membri dello staff della Casa Bianca rimasero sull’Air Force One, ignari del cambio di piano.
“Si sono sollevate molte polemiche sul fatto che alcuni membri dello staff e alcuni giornalisti siano stati a tutti gli effetti usati come esca”, ha commentato il giornalista Giampiero Gramaglia. “E la ciliegina sulla torta l'ha messa la CIA, secondo cui l'allarme che ha scatenato tutto, messo in giro dai servizi segreti israeliani, era in realtà niente di più di un debole sospetto”, ha proseguito.
Gramaglia ha anche parlato delle tensioni diplomatiche tra Washington e Israele dopo le violenze compiute da coloni israeliani contro cittadini palestinesi in Cisgiordania, vicino a Nablus.
L'ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee ha condannato l'episodio, nel quale sarebbe stata coinvolta anche un'abitazione di proprietà di un cittadino statunitense: “Purtroppo Trump e Netanyahu guardano alle elezioni, quelle di MidTerm di novembre per il primo e le politiche di ottobre per il secondo, ma il problema è che i rispettivi obiettivi sono speculari”, ha commentato Gramaglia.
Trump vuole chiudere la questione in Medio Oriente ma Netanyahu, che invece vuol farsi vedere dal suo elettorato come uno che non subisce gli ordini, continua a mettergli i bastoni tra le ruoteGiampiero Gramaglia
Infine, Gramaglia ha affrontato anche il tema del conflitto in Iran - nel quale si rincorrono le voci di arsenali militari americani sempre più vuoti - e quello dello schiaffo ricevuto da Trump nella sua causa contro la Harvard University.
Infine, Gramaglia ha affrontato anche il tema del conflitto con l’Iran, che ha fortemente ridotto le scorte statunitensi di alcune munizioni, e quello della sconfitta subita dall’amministrazione Trump nella causa contro Harvard University.
Un giudice federale ha infatti respinto la causa intentata nel marzo 2026 dall’amministrazione Trump contro Harvard University, accusata di non aver adeguatamente protetto studenti ebrei e israeliani da episodi di molestie e discriminazione, in particolare durante le proteste pro-palestinesi del 2023 e 2024: “Tanto di cappello alla Harvard per aver mostrato resilienza, e ahimé lo stesso non si può dire di altri atenei americani, in primis la Columbia, che è la culla del giornalismo americano”, ha commentato Gramaglia.
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