Il presidente statunitense Donald Trump ha ammesso di aver chiamato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu “pazzo” durante una telefonata dai toni molto accesi sul conflitto in Libano, mentre Washington continuava a negoziare con Teheran per porre fine alle ostilità.
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In un’intervista trasmessa mercoledì, a Trump è stato chiesto se avesse definito lo storico leader israeliano “pazzo” e lo avesse accusato di ingratitudine, facendo riferimento a un articolo di Axios.
“L’ho fatto”, ha risposto Trump nel podcast “Pod Force One”. “Non direi che ero arrabbiato. Ero un po’ infastidito dal fatto che continuasse a combattere con il Libano".
"Gli ho detto Bibi, dobbiamo fermarci", ha aggiunto Trump.
Continuano intanto le tensioni tra Stati Uniti e Iran, con scambi di attacchi tra Washington e Teheran in Kuwait, Bahrain e nello Stretto di Hormuz.
"Nessuna delle due parti ha detto che quanto accaduto segnasse la fine della tregua in atto", spiega il giornalista ed ex direttore dell’ANSA, esperto di vicende statunitensi, Giampiero Gramaglia.
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Nel frattempo, non si registrano progressi sul piano diplomatico.
"Gli iraniani avevano detto di sospendere i negoziati perché una condizione per andare avanti era che la tregua fosse rispettata ovunque, e non è mai stata rispettata da Israele in Libano", spiega Gramaglia.
Il rischio che gli attacchi israeliani compromettessero le trattative con Teheran avrebbe causato la telefonata dai toni molto accesi di Trump a Netanyahu, lunedì scorso.
Ormai è evidente che la totale intesa che c’era tra Netanyahu e Trump si è incrinata.Giampiero Gramaglia, giornalista ed ex direttore dell'ANSA
"Adesso Trump mostra l’urgenza di porre fine alla guerra, mentre Netanyahu mantiene la pulsione di colpire l’Iran e neutralizzarne le potenziali capacità nucleari", spiega Gramaglia.
"E cosa fa Netanyahu per rendere difficile l’intesa tra Stati Uniti e Iran? Porta avanti l’offensiva in Libano contro le milizie di Hezbollah e minaccia anche di bombardare di nuovo Beirut", prosegue.
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