Negli scorsi giorni, dopo cinque mesi di intenso dibattito mediatico, politico e sociale, il Senato in Argentina ha bocciato la proposta di modifica della legge sull’aborto, una legge che nel paese esiste dal 1921 e che, al momento, permette l'interruzione della gravidanza volontaria in specifiche circostanze, ovvero per violenza sessuale o in caso rischi per la salute della donna.
Coloro che difendono la modifica della legge sottolineano che oggi in Argentina ci sono ogni anno almeno mezzo milione di aborti clandestini e che dal 2016, sono morte almeno 43 donne a causa delle condizioni precarie in cui questi interventi vegono realizzati. Per questo il motivo, secondo i sostenitori, un cambiamento è necessario, ma dopo un dibattito di 16 ore al Senato ha vinto, per un pugno di voti, definitivamente il NO: con 38 voti contrari e 31 favorevoli.
La bocciatura ha provocato scontri violenti tra sostenitori e oppositori, e in particolare sono state protagoniste le donne, che sono scese in piazza identificando chiaramente la loro posizione: quelle favorevoli alla legge portavano al collo fazzoletti verdi, mentre le oppositrici avevano fazzoletti celesti. Ma quali sono state le motivazioni per il no in un paese che ha già fatto scelte molto progressiste, legalizzando per esempio il matrimonio omosessuale nel 2010? E come vive la società Argentina, questo voto politico? Abbiamo fatto il punto della situazione con il giornalista Martino Rigacci da Buenos Aires.





