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Washington torna a colpire l’Iran e guarda al petrolio venezuelano

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Una donna passa davanti a un murale lungo una strada di Teheran, 31 agosto 2026. Source: AFP / ATTA KENARE/AFP

Dalla ripresa degli attacchi contro l’Iran all’accordo petrolifero con il Venezuela, fino alle indiscrezioni su un possibile vertice Trump-Putin-Zelensky: Giampiero Gramaglia analizza le ultime mosse degli Stati Uniti e il loro significato politico.


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By Paolo Gallo, Carlo Oreglia

Presented by Paolo Gallo

Source: SBS


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Dalla ripresa degli attacchi contro l’Iran all’accordo petrolifero con il Venezuela, fino alle indiscrezioni su un possibile vertice Trump-Putin-Zelensky: Giampiero Gramaglia analizza le ultime mosse degli Stati Uniti e il loro significato politico.


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Gli Stati Uniti sono tornati a colpire l’Iran dopo circa sei settimane senza attacchi, prendendo di mira postazioni missilistiche sull’isola di Larak, nello strategico Stretto di Hormuz, e riaccendendo una tensione che nelle ultime settimane sembrava essersi spostata soprattutto sul terreno della pressione economica e diplomatica.

È stata una sorpresa per tutti, anche perché da almeno due settimane la linea ricorrente della Casa Bianca era stata quella di abbandonare lo strumento militare
Giampiero Gramaglia, giornalista ed ex direttore ANSA

Sul fronte Venezuela, Washington e Caracas hanno raggiunto un accordo di grande portata sul petrolio. Per Gramaglia, l’intesa va letta innanzitutto nel contesto della crisi energetica provocata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e delle preoccupazioni dell’amministrazione Trump per il costo dei carburanti negli Stati Uniti.

“Trump probabilmente spera che l’accresciuta disponibilità di petrolio faccia scendere i prezzi alla pompa negli Stati Uniti”, ha spiegato Gramaglia.

Ascolta l'intervento di Gramaglia cliccando sul tasto "play" in alto

Sul fronte interno, intanto, il Congresso è tornato al lavoro con una legge ponte per finanziare il governo federale fino a dicembre ed evitare un nuovo shutdown.

Dopo due paralisi nell’ultimo anno, questa volta democratici e repubblicani sembrano maggiormente disponibili a un compromesso.

Per Gramaglia, la ragione è soprattutto elettorale: con l’avvio della campagna per le midterm, “né i repubblicani né i democratici vogliono trovarsi con il cerino in mano di uno shutdown”.

Secondo indiscrezioni emerse negli ultimi giorni, il direttore della CIA John Ratcliffe avrebbe discusso a Mosca della possibilità di organizzare un vertice tra Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Gramaglia invita però alla cautela: “Al momento né Putin né Zelensky stanno manifestando grosse disponibilità a negoziare”, ha concluso Gramaglia.

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