Diverse decisioni del governo diventano effettive a partire dal primo luglio. Quali potrebbero cambiare la vita di milioni di australiani?
Il professore di finanza della UNSW di Canberra Max Tani ci spiega cosa cambia nel nuovo anno finanziario.
Questa settimana si è aperto l’anno finanziario, e come ogni primo luglio, sono diventate effettive molte delle novità decise dal governo nel corso dei mesi precedenti.
Quest’anno molti cambiamenti riguardano campi come i tagli alle tasse e i salari. Ma quali sono le vere novità che possono avere effetti sull aspetto economico e finanziario della vita dei cittadini, da un lato, e delle imprese, dall’altro?
"Intanto una riduzione delle tasse per le imprese che hanno giro d'affari fino a 50 milioni, questo fa sì che ci siano più soldi per le imprese e secondo il governo questo dovrebbe essere un modo per aumentare gli stipendi.
Secondo alcuni studi l'occupazione dovrebbe crescere, per cui questa misura dovrebbe aumentare sia la quantità di lavoro che gli stipendi. Vedremo se il governo avrà ragione.
Il secondo aspetto riguarda l'introduzione della tassa al 32%, che invece di entrare nei redditi di 87.000 dollari entrerà nei redditi di 90.000 dollari. Sembra che non cambi niente, ma considerando che il reddito medio in Australia è poco sotto gli 87.000 dollari è coinvolta un buona percentuale degli australiani. In altri termini significa meno tasse da pagare alla fine dell'anno, quindi più soldi in banca da utilizzare nelle spese quotidiane. Tutto ciò dovrebbe contribuire ad aumentare non soltanto il benessere privato ma anche il benessere e la crescita economica australiana proprio tramite la spesa e i consumi di tutti i giorni."
Andiamo adesso in Italia. Il nuovo governo giallo-verde ha visto nelle sue prime settimane una forte esposizione mediatica del leader della componente leghista, Matteo Salvini, sull’immigrazione. Adesso però pare essere arrivato il turno del Movimento 5 Stelle.
Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha presentato il cosiddetto “decreto dignità”. Tra le proposte principali, una stretta contro le de-localizzazioni da parte delle aziende, aumento delle indennità per i licenziamenti e paletti sui contratti a termine.
Che cosa contiene di significativo questo decreto, e quali sono, tra le sue parti, quelle più facile da attuare e quelle più difficili?
"Viene data meno mano libera alle imprese per assumere persone a tempo determinato, avvalendosi di contratti e di situazioni vantaggiose per loro. Ad esempio le imprese che ricevono contributi statali, se decidono di andare a localizzarsi al di fuori Italia, entro cinque anni dal ricevimento di questi finanziamenti, devono ripagarli con una penale. Da un punto di vista teorico questo dovrebbe essere un disincentivo alla delocalizzazione per mantenere il lavoro in Italia.
La questione che dobbiamo però chiederci è se mettendo più paletti alle imprese possa addirittura frenare la voglia o gli incentivi delle imprese ad assumere personale a tempo determinato perché quando l'economia è incerta e le imprese non sanno effettivamente se una posizione sarà permanente o meno allora questo tipo di contratti determinati non necessariamente saranno più frequenti, è possibile che le aziende a questo punto decidano di non ricevere per nulla gli incentivi e che vadano direttamente all'estero".





