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Year 12 ai tempi del coronavirus: studenti e insegnanti raccontano

Studying online has become the new normal for many in 2020 Source: Getty Images/Carol Yepes

Oltre alla normale ansia da esami di maturità, quest’anno la “classe del 2020” del Victoria ha fatto i conti con due lockdown che hanno costretto le scuole ad adottare la didattica a distanza, una sfida non da poco per insegnanti e studenti.

In questo momento nel Victoria le scuole sono chiuse per le vacanze scolastiche, una pausa di due settimane prima dell’ultimo trimestre. Ma per studenti e studentesse dell’anno 12, che si preparano al VCE, ovvero l’esame di maturità, si tratta di un periodo teso, già proiettato verso il “rush” finale. 

Federica Cologni, originaria di Bergamo ma emigrata in Australia da bambina con i suoi genitori, insegna a Geelong, da dove racconta come è andato quest’anno decisamente inconsueto per insegnanti e studenti, contrassegnato da due lunghi periodi di chiusura delle scuole.

"È un'esperienza insolita: ormai insegno VCE da molti anni e non ho mai avuto a che fare con nulla di simile", ammette. "Quest'anno [studenti e studentesse] hanno delle sfide in più". 

Oltre alle difficoltà legate all’insegnamento e all’apprendimento online, ragazzi e ragazze hanno fatto anche i conti con la rinuncia ad una serie di riti di passaggio tipici dell’ultimo anno di high school.

"Al momento gli studenti cercano di concentrarsi molto sugli studi (...) però anche solo l'idea di non sapere se si terrà la graduation o no sicuramente pesa".

Nataša Ciabatti insegna a Melbourne, in una scuola superiore pubblica di Footscray che è tra le più multiculturali del Paese. In questo difficile 2020 sta seguendo una classe dell’ultimo anno, un gruppo di studenti che fortunatamente conosceva già molto bene dagli anni precedenti.

La difficoltà principale che incontrano, osserva Nataša, ha a che fare con il senso di isolamento.

"A tutti i ragazzi manca la scuola, la cosa di cui si lamentano di più è non vedere gli amici, e in parte anche gli insegnanti; sicuramente manca l'interazione sociale".

La capitale del Victoria ha vissuto due lockdown, e secondo Nataša c'è stata una notevole differenza tra il primo e il secondo.

"Il primo in realtà non è andato malissimo, anzi, soprattutto con l'anno 10 e l'anno 12, ovvero con i ragazzi più grandi, si riusciva a fare di più che in classe, perché i ragazzi erano meno distratti dai compagni di classe (...) è il secondo che ci ha distrutto, direi. Soprattutto in termini di motivazione, per i ragazzi e anche noi insegnanti, è stato difficile continuare ad essere entusiasti e proporre attività che li motivino a studiare".

Tuttavia, nonostante l’innegabile affaticamento provocato da questo secondo lockdown, Nataša ha notato che studenti e studentesse di year 12 continuano comunque a impegnarsi, spronati dall’avvicinarsi degli esami finali.

A tutti i ragazzi manca la scuola, la cosa di cui si lamentano di più è non vedere gli amici

Francesca Brand è una studentessa diciottenne che si sta preparando al VCE. Nella scuola privata che frequenta è una degli school captains.

Ci ha descritto lo svolgimento tipico di una giornata di scuola a distanza, ai tempi del coronavirus: "usiamo zoom, facciamo tutte le classi online (...) è come una giornata normale, ma a casa e senza gli amici".

Francesca Brand
Francesca Brand misses her soccer team
courtesy of Francesca Brand

Francesca ammette che quest’anno contrassegnato dai lockdown non è stato una passeggiata. "È difficile perché sei sempre da sola, e ti devi motivare da sola, (...) mi piace ad esempio giocare a calcio e non ho potuto in questi mesi", ricorda Francesca, ammettendo che ha avuto qualche momento di scoramento.

Tuttavia trova anche degli aspetti positivi, ad esempio nel fatto di essere a casa con la sua famiglia e condividere più tempo con loro: "normalmente siamo tutti sempre fuori, ma ora possiamo stare insieme, mangiare cene buonissime, fare la pasta fresca in casa".

In un’altra zona di Melbourne, anche Gianluca Henry si sta preparando all’esame di maturità. Gianluca si è trasferito in Australia tre anni fa con la sua famiglia, originaria di Bergamo, e frequenta una scuola pubblica. A febbraio/marzo ha seguito con il fiato sospeso quello che avveniva nella sua città di origine, una delle zone più colpite dal coronavirus.

"Io a differenza dei miei compagni australiani ero già molto in ansia per il coronavirus a febbraio/marzo, perché vedevo come la situazione era degenerata velocemente in Italia", ricorda Gianluca. "Essendo di Bergamo conosco tanta gente che ha avuto il virus o ha perso familiari, e quindi non è stato facile quel periodo. Però ora grazie a Dio anche Bergamo si sta risollevando".

Spiace perché sono ricordi che ti porti dietro per tutta la vita, la graduation, l'ultimo anno di scuola, e sicuramente dispiace non averli vissuti, ma noi sappiamo che non siamo gli unici sfortunati

Per Gianluca, che ha imparato l’inglese come seconda lingua, l’anno 12 si preannunciava fin dall'inizio come un anno impegnativo. I lockdown ci hanno messo il “carico da cento” facendo saltare anche una serie di tappe importanti e molto attese, come la graduation, la cerimonia finale che ritiene improbabile si possa svolgere.

"Spiace perché sono ricordi che ti porti dietro per tutta la vita, la graduation, l'ultimo anno di scuola, e sicuramente dispiace non averli vissuti, ma noi sappiamo che non siamo gli unici sfortunati. In tutto il mondo chiunque ha perso tanto, anche in Italia. In Italia addirittura non sono neanche riusciti a finire l'anno scolastico a scuola. Noi almeno siamo più fortunati perché l'ultimo mese abbiamo la possibilità di tornare".

Ma nonostante le difficoltà oggettive di quest’anno fuori dall’ordinario, secondo Federica Cologni, insegnante dell’anno 12, ci sono stati anche degli aspetti positivi.

"C'è stato molto ottimismo tra gli insegnanti, tra i colleghi, ci siamo aiutati molto e questa è stata una cosa grandiosa. Abbiamo potuto conoscere gli studenti sotto una luce diversa, vederli online da casa, abbiamo avuto come ospiti gatti, cani, canarini", ricorda ridendo, e aggiunge: "sicuramente c'è un legame diverso tra noi docenti e molti dei nostri studenti".

Dopo le vacanze scolastiche si spera che la situazione si assesti e si possa concludere l’anno permettendo a studenti e insegnanti dell’year 12 di tornare a scuola.                                                                                               

Comunque vada l’insegnante di Geelong ha questi consigli per gli studenti e le studentesse alle prese con gli esami:

"È naturale sentirsi sotto pressione in questo momento, l'unica cosa che possiamo fare è fare del nostro meglio, e quello basta. Il nostro meglio può voler dire tante cose diverse in base a dove ci troviamo e con chi ci troviamo".

"L'altro consiglio che darei è parlate con i vostri insegnanti: spesso non possiamo magari immaginare la situazione in cui vi trovate, ed è importante che ce lo possiate comunicare affinché vi possiamo aiutare. Quindi: parlate, parlate con i vostri insegnanti".

Riascolta il servizio:

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